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Una voce
fuori dal coro

· Critica a Lutero in nome della mistica ·

A cinquecento anni dalla Riforma protestante, quella di Marco Vannini è una voce fuori dal coro. Ed ecco Contro Lutero e il falso evangelo, (Firenze, Lorenzo de’ Medici Press, 2017, pagine 112, euro 12) il libro con cui si propone di rovinare la festa, non senza stimoli per la riflessione di tutti. «Mentre il mondo laico saluta in Lutero il fondatore di quell’individualismo di cui vive, le Chiese celebrano in lui un cristianesimo del mero sentire, senza spirito e senza verità». L’autore ha ben chiaro ciò che evangelo non è.

Joseph Fiennes in una scena  del film «Lutero» (Eric Till, 2003)

Come il titolo lascia intuire, la sua non è ricerca, ma polemica. Vannini ha trovato: «L’evangelo è l’annuncio del Bene, della luce, presente in noi stessi. Non è il rimando a una esteriorità teologica». Duemila anni vengono tagliati col bisturi di un’unica idea: «Dalla filosofia, dalla più alta saggezza, abbiamo appreso che la nostra vera natura è spirito». All’evangelo non occorre alcuna rivelazione; Gesù stesso incarna una sapienza universale, che nel pensiero greco ha la massima espressione. «Chi può dire, come Cristo, “Io e Dio siamo una cosa sola”, “Io sono la luce”, “Io sono la verità”, solo costui può a buon diritto parlare di evangelo». Invece, il desiderio della salvezza nega che chi vorrà salvare la propria vita la perderà. Il Nuovo Testamento è fatto a pezzi, perché ne emerga il Gesù voluto, predicatore del distacco da sé oscurato dai teologi, Paolo in primis. «L’uomo distaccato abbandona il pensiero di Dio-altro, di Dio-ente, (“Prego Dio che mi liberi da Dio”), e sta nell’Uno, tanto da non pensare e nemmeno esprimersi facendo riferimento a Dio e al divino come a un qualcosa di a sé stante, diverso e separato dall’uomo e dall’umano, dalla natura e dalle cose del mondo». Vannini annuncia la buona notizia: «Senza Dio, senza questo supremo appiglio e legame, si è finalmente liberi».

Di conseguenza, Lutero diventa un nemico, come gli autori dei due Testamenti e in generale tutto ciò che è ebraico. Il volume sprigiona un antigiudaismo non più usuale dopo le tragedie novecentesche: «Nell’esperienza della morte dell’anima, del piccolo ego, Gesù rigetta Mosè e la sua Legge, prende le distanze dagli ebrei, bugiardi e figli del demonio, padre della menzogna (i quali, peraltro, lo ricambiano pienamente, odiandolo e cercando di farlo morire) e proclama la sua eternità (...) Il dio platonico è l’opposto di quello biblico».

di Sergio Massironi

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24 maggio 2019

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