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Messa al confine

· Concelebrata dal nunzio negli Stati Uniti e dal vescovo di Tucson ·

Tucson, 27. Far riflettere ancora una volta la comunità internazionale sulla drammatica situazione che vivono le famiglie divise dalla frontiera: questo l’obiettivo che ha animato la messa celebrata domenica scorsa in Arizona, alla confine con il Messico, e presieduta dal nunzio apostolico negli Stati Uniti, arcivescovo Christophe Pierre. «Il migrante economico non è un criminale, è qualcuno alla ricerca di un modo dignitoso di vita per se stesso, per la sua famiglia», ha detto monsignor Gerald Frederick Kicanas, vescovo di Tucson, durante la celebrazione. Dalla città di confine di Nogales (tra Arizona e lo stato messicano di Sonora) sono intervenuti numerosi fedeli.

Kicanas — riferisce l’agenzia Fides — ha ricordato la visita di Papa Francesco in Messico (12-18 febbraio 2016) e i suoi discorsi sulla riforma delle norme sull’immigrazione e su un trattamento più umano per i migranti. Durante la celebrazione si è pregato anche per gli agenti della polizia di frontiera e per tutti coloro che lavorano al confine. Presentando il nunzio apostolico (nominato ad aprile), monsignor Kicanas ha detto che «la sua decisione di unirsi a noi ci ricorda che si tratta di una questione molto importante per il Santo Padre».
La messa è la prima di alcune iniziative per mettere in evidenza il lavoro comune svolto in stretta collaborazione tra la diocesi statunitense di Tucson e quella messicana di Nogales. L’obiettivo principale, come detto, è quello di attirare l’attenzione su migranti e rifugiati.
Secondo dati delle agenzie internazionali, sono circa 64.000 i migranti (inclusi ottomila minorenni) fermati dalla polizia di frontiera in Arizona nel 2015, mentre sessantatré sono morti nel tentativo di attraversare il confine nel deserto. Secondo il padre gesuita Sean Carroll, direttore esecutivo della Kino Border Initiative (organizzazione caritativa che accoglie migranti e rifugiati), sono aumentati notevolmente i migranti a Nogales, e non bastano le risorse locali per dare da mangiare a queste persone. Gli ultimi dati dei centri di accoglienza nella città messicana riferiscono anche dell’arrivo di ottanta haitiani per provare a entrare da lì negli Stati Uniti.

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