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Una visita simbolica ed esemplare

È una visita simbolica ed esemplare quella che Benedetto XVI ha compiuto in un luogo speciale della sua diocesi: lo storico Palazzo Borromeo, legato alla famiglia e alla memoria di san Carlo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede. Lo è per tre principali motivi, che emergono dal discorso papale e da quelli del sottosegretario Gianni Letta, in rappresentanza del presidente del Consiglio, e del ministro degli Esteri, Franco Frattini, alla vigilia dell'ottantesimo dei Patti lateranensi e del venticinquesimo dell'accordo di revisione del Concordato.

Il primo motivo è la conferma dello stato eccellente dei rapporti tra Repubblica Italiana e Santa Sede, relazioni tradizionalmente buone scandite nel tempo da incontri importanti e sostenute da rapporti di lavoro frequenti ed efficaci. Non a caso il Papa ha voluto iniziare il suo discorso menzionando le tre visite all'ambasciata d'Italia di Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II e, subito dopo, i suoi recenti incontri con il presidente Giorgio Napolitano. In un contesto che non è solo di cortesia, come ha mostrato anche il riferimento all'opera comune tra le due parti e al ruolo della rappresentanza diplomatica retta dall'ambasciatore Antonio Zanardi Landi.

L'intesa tra Italia e Santa Sede mostra poi — ed è il secondo motivo che rende esemplare la visita — quanto necessaria e fruttuosa sia la «collaborazione tra tutti coloro che condividono gli stessi ideali di giustizia, di solidarietà e di pace». Una collaborazione necessaria in un momento in cui, accanto a conflitti e tensioni internazionali, si moltiplicano le difficoltà sociali dovute a una crisi economica mondiale molto grave e della quale la Santa Sede ha piena coscienza, come risulta da ripetuti interventi e soprattutto dal messaggio per la Giornata mondiale della pace, tanto realistico quanto concreto.

Infine — ed è il terzo motivo della visita — il richiamo che Benedetto XVI ha fatto alla distinzione tra Stato e Chiesa, radicata profondamente nella tradizione cristiana e che il Papa ha definito «un grande progresso dell'umanità». Proprio questa caratteristica permette alla Chiesa di essere presente nella società e di svolgere in essa un'azione che mira a «garantire e promuovere la dignità della persona e il bene comune». In Italia, naturalmente, ma anche nel contesto internazionale. A questo ha fatto riferimento il ministro degli Esteri, quando ha sottolineato l'esigenza di difendere ovunque i diritti umani e ricordato gli interventi dell'Italia in favore delle minoranze cristiane in India e nel Vicino e Medio Oriente, nella linea di quanto auspicato dal presidente Napolitano. A conferma dei buoni frutti di rapporti davvero esemplari.

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20 ottobre 2019

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