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Una trappola
per il Regno Unito

· Cresce la povertà nel quinto Paese più ricco al mondo ·

Chissà quale aforisma avrebbe coniato Winston Churchill nel valutare, e fustigare, gli attuali dati sulla povertà nel Regno Unito, al cui cuor di leone egli aveva dato — e ne era ben orgoglioso — il celeberrimo “ruggito”. Lo statista, al termine della seconda guerra mondiale, vantava il fatto che il Paese, nonostante le devastazioni e le drammatiche conseguenze determinate dal conflitto, era rimasto sostanzialmente saldo anche da un punto di vista economico, limitando i danni e aprendosi, con fondata fiducia, a un cammino che avrebbe portato a una piena ripresa.

Ora, nel contesto della vexata quaestio della Brexit, si constata che più di quattro milioni di persone sono segnate da gravi ristrettezze economiche: ciò significa che il loro reddito è sotto la linea di povertà (the official breadline) del 50 per cento. «È una trappola da cui è difficile liberarsi — sottolinea «The Guardian» nel citare i dati forniti dal Social Metrics Commission —. Queste persone ogni giorno si arrabbattano per assicurarsi i basilari mezzi di sussistenza. E alla fine del mese il conto è spesso in rosso». Lo studio rivela poi che sette milioni di persone — tra le quali figurano più di due milioni di bambini — sono segnate da quella che viene comunemente denominata persistent poverty, vale a dire uno stato di povertà acuta che dura da almeno due anni. Sono dati di per sé tristemente significativi, che assumono un valore ancor più pregnante considerando il fatto che il Regno Unito è il quinto Paese più ricco al mondo. Di conseguenza si constata un doppio scenario: da un lato, una profonda e rilevante povertà; dall’altro, un divario, non meno inquietante, tra fasce meno abbienti e fasce benestanti della popolazione. Divario che genera, e non potrebbe essere altrimenti, un vasto e ruvido malcontento sociale

«Si rende quanto mai necessaria un’azione mirata e ben concertata per risolvere il problema alla radice», dichiara, citata dal «The Guardian», Philippa Stroud, presidente della Social Metrics Commission, la quale evidenzia che il dato più negativo riguarda i bambini e i ragazzi assediati dalla povertà. «Sono loro il futuro del Paese e di conseguenza va fatto tutto quanto è possibile per aiutarli e metterli nelle condizioni di condurre una vita dignitosa, per giunta in un Paese che figura tra le maggiori potenze mondiali».

Altrettanto eloquente è il fatto, come segnala il «Daily Telegraph», che lo scorso gennaio le persone segnate da gravi ristrettezze economiche erano circa due milioni (adesso, come detto, sono più di quattro milioni), secondo le stime elaborate dagli uffici competenti delle Nazioni Unite. Nel divulgare tali i dati — in un contesto in cui la fluttuazione delle stime e dei bilanci va sempre presa con la dovuta cautela — Philip Alston, relatore Onu su povertà e diritti umani, aveva ammonito che la povertà infantile dovrebbe aumentare del sette per cento nel 2022 rispetto al 2015, aggiungendo che i senzatetto sono già cresciuti del sessanta per cento dal 2010.

«Tutto ciò accade nel quinto Paese più ricco al mondo. Non è solo un disonore, è una calamità sociale e un disastro economico», aveva dichiarato Alston a gennaio, evidenziando, al contempo, l’esigenza di adottare strategie non solo dirette a sradicare la povertà ma anche miranti a tutelare la difesa e la promozione dei diritti umani, condizione essenziale e preliminare, questa, per poi cercare di raggiungere fondamentali obiettivi nei diversi ambiti del vivere sociale.

Lo studio curato dal Social Metrics Commission mette poi in luce che «la povertà infantile» è più acuta nelle famiglie che contano tre o più figli: povertà che cresce ulteriormente quando nel nucleo familiare è presente un bambino con disabilità e che, quindi, necessità di assistenza e di cure speciali.

A rendere lo scenario ancor più pesante concorre — rileva «The Times — la recente decisione di alcuni istituti scolastici di imporre agli allievi uniformi costose: provvedimento, questo, destinato ad approfondire il divario tra studenti ricchi e studenti poveri. Non sono mancate le vibranti proteste dei genitori meno abbienti, i quali hanno accusato le autorità competenti di «mirare volontariamente» l’esclusione degli studenti poveri che, sostenuti dai sacrifici del padre e della madre, cercano di frequentare le scuole di alto livello. «Ma a un certo punto non c’è sacrificio che possa essere compiuto se la barra si alza sempre troppo» sottolinea una coppia di genitori citata dal «The Times».

Questo scenario riecheggia, per certi versi, l’epoca in cui visse Charles Dickens, che nei suoi romanzi mai mancava di sottolineare, anche con illuminanti descrizioni caricaturali, il gap che divideva l’allievo ricco e l’allievo povero nelle scuole dell’Ottocento. Come pure Dickens mai mancava di prospettare il riscatto sociale dei protagonisti delle sue opere: poveri di mezzi, ma assai ricchi di ingegno.

di Gabriele Nicolò

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22 settembre 2019

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