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Per una transizione ecologica

· La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia ·

Molto probabilmente l’incontro di 900 sindaci di tutto il mondo che si svolgerà venerdì 4 dicembre a Parigi non sarà l’evento mediaticamente più importante della XXI conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici. Altrettanto certamente, però, al centro di quell’appuntamento si colloca uno dei temi politicamente più rilevanti. Ogni ragionamento sul clima, infatti, non può non partire da una riflessione sulle città. O meglio: da quella rivoluzione urbana che da meno di un secolo ha profondamente mutato non solo l’ambiente e l’urbanistica, gli stili di vita e le sub-culture, ma ha anche fortemente influenzato l’antropologia politica ed economica delle società moderne.

Lo scrive Andrea Possieri aggiungendo che oggi le città sono inequivocabilmente il simbolo della crisi ecologica. Rappresentano, cioè, un ecosistema artificiale e dissipativo — le aree urbane consumano circa i 3/4 di tutta l’energia prodotta, generano circa i 4/5 delle emissioni di gas serra e sono caratterizzate da varie forme di inquinamento — in cui risiede, ormai, più del 50 per cento della popolazione mondiale. In Europa, questa percentuale sale drasticamente — quasi i 3/4 della popolazione vive in città — e con essa aumenta anche lo spazio di territorio occupato dal tessuto urbano. Questo complesso intreccio tra «l’impronta ecologica» delle città e l’urbanesimo europeo, tra lo sviluppo economico e la demografia, rappresenta, non casualmente, lo sfondo concettuale su cui si sviluppa il libro di Gaël Giraud, Transizione ecologica. La finanza a servizio della nuova frontiera dell’economia (Bologna, Emi, 2015, pagine 288, euro 16,00), giunto in Francia alla terza edizione. Un libro che non è certo assimilabile ai cahiers de doléances catastrofisti ma che rappresenta invece un’originale prospettiva di analisi del mondo contemporaneo.

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