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Una «torcida» per Papa Francesco

· Accoglienza in puro stile carioca per le strade della città ·

Con le braccia allargate per stringere a sé «l’intera nazione brasiliana nella sua complessa ricchezza umana, culturale e religiosa», Papa Francesco, giunto da poche ore a Rio de Janeiro, ha già conquistato tutti. Un clima da torcida, il festoso tifo degli stadi a ritmo di samba, ha accolto il passaggio del corteo papale nel tratto percorso dall’aeroporto internazionale Galeão “Antonio Carlos Jobim” — dov’è atterrato alle ore 16 di lunedì 22 luglio (quando in Italia erano le 21) — fino alla residenza di Guanabara, sede della cerimonia ufficiale di accoglienza.

Due ali di folla incontenibile hanno scortato la vettura lungo il tragitto, rallentandone e a tratti persino arrestandone il percorso. Il Pontefice ha utilizzato una piccola monovolume e poi la jeep scoperta, prima che le autorità brasiliane consigliassero di salire sull’elicottero nel vecchio stadio della squadra di calcio del Fluminense per raggiungere la zona del Palazzo di Guanabara, dove era in corso una manifestazione politica che non aveva nulla a che vedere con la visita papale.

La marea di giovani che indossavano le marelinhas, come chiamano da queste parti le maglie gialle della nazionale, offriva un colpo d’occhio impressionante, insieme con le bandiere, i foulard e i cappellini sventolati al passaggio dei veicoli con a bordo il Santo Padre e il seguito.

Canti, applausi, danze: nulla è mancato delle tipiche coreografie che i brasiliani sanno regalare all’occhio del visitatore. E il Pontefice latinoamericano ha ricambiato questo calore con il suo stile entusiasta, sempre sorridente, con la mano fuori dal finestrino anche quando il corteo è stato bloccato per alcuni istanti. O quando egli stesso è sceso di propria iniziativa per salutare alcuni bambini.

Con la sua energia straordinaria, le poche ore trascorse in pubblico gli hanno già permesso di entrare in sintonia con i brasiliani. Come ha detto nel suo primo discorso, è venuto a «bussare delicatamente alla porta» del cuore dei giovani. Ma attraverso loro anche alle famiglie e alle comunità di appartenenza, ha aggiunto riproponendo quel «patto» tra vecchie e nuove generazioni auspicato durante l’incontro con i giornalisti durante il volo.

Com’era prevedibile la visita di Papa Bergoglio alla più popolosa nazione latinoamericana è stata subito caratterizzata da qualche fuori-programma, che ha provocato circa un’ora di ritardo sugli orari previsti per gli avvenimenti e gli impegni ufficiali, protocollari. All’aeroscalo di Rio, prima di scendere dall’aereo — dopo un viaggio di circa dodici ore, durante le quali ha anche visitato la cabina di pilotaggio — il Papa ha ricevuto il primo tradizionale benvenuto da parte del nunzio apostolico, arcivescovo Giovanni d’Aniello, e del capo del Protocollo brasiliano. Quindi, ai piedi del velivolo, ha ricevuto l’omaggio floreale di due bambini. Poi lo hanno accolto il presidente della Repubblica, signora Dilma Vana Rousseff; l’arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro, monsignor Orani João Tempesta, l’arcivescovo di Aparecida e presidente della Conferenza nazionale di vescovi del Brasile (Cnbb), cardinale Raymundo Damasceno Assis; il cardinale Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici; i vescovi Josef Clemens, segretario del dicastero, António A. Dias Duarte e Paulo Cesar Costa, ausiliari di Rio e coordinatori della Gmg — tutti gli ecclesiastici insieme al nunzio e ai suoi più stretti collaboratori si sono poi uniti al seguito papale — e le più alte autorità dello Stato e della città: il governatore di Rio de Janeiro, Sérgio Cabral Filho, e il sindaco Eduardo da Costa Paes.

Successivamente la visita al Palazzo di Guanabara, una costruzione in stile coloniale già conosciuta come Isabel Palace, tra le sedi di rappresentanza più prestigiose del Governatore di Rio. Raggiunti i giardini del palazzo per l’incontro con le più alte autorità del Paese e della Chiesa, dopo le parole del presidente Rousseff il Papa ha pronunciato il primo discorso in terra brasiliana, parlando per la prima volta in pubblico in una lingua che non era l’italiano né il suo spagnolo. Più volte applaudito, al termine il Santo Padre ha abbracciato il capo di Stato.

All’interno, lontani dalle telecamere, si sono svolti poi i colloqui privati, durante i quali la presidenta si è detta impressionata dal discorso del vescovo di Roma a Lampedusa, soprattutto quando ha parlato di accoglienza agli immigrati e di giustizia per i poveri, per poi soffermarsi sull’importanza della cultura dell’incontro e infine sulla speranza che la venuta del Pontefice sia d’incoraggiamento per la fede cattolica in Brasile. Allo scambio dei doni Papa Bergoglio ha lasciato un mosaico di genere paesaggistico che raffigura la celebre «veduta di Rio de Janeiro», con la baia di Guanabara (che nella lingua degli indigeni tamoios significa braccio di mare); la collina del Corcovado, sormontata dall’enorme statua del Cristo redentore; e, sullo sfondo, il monolite del Pan di Zucchero.

A conclusione della lunga e faticosa giornata, Papa Francesco si è trasferito nella residenza di Sumaré, dove pernotterà per tutta la settimana e dove trascorre la giornata di martedì 23 in assenza di impegni ufficiali. Alloggia nella stessa struttura che ha già ospitato Giovanni Paolo II. Immersa nel verde, sui pendii della Serra di Carioca a 400 metri di altitudine, fa parte di un complesso che comprende anche un grande centro studi per incontri culturali, corsi di formazione e ritiri spirituali. Ed è stata agli inizi del Novecento la residenza del cardinale Arcoverde, primo porporato brasiliano e latinoamericano.

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