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​Una task force
per il liceo classico

Si è fatta pressante l’urgenza di rilanciare il precipuo ruolo del liceo classico poiché rischia di essere snaturato da chi intende privarlo della sua ragion d’essere, ovvero della traduzione dal latino e dal greco. 

Cesare Macari, «Cicerone denuncia Catilina» (188o)

E al coro di coloro che, in questi ultimi tempi, sono scesi in campo a difesa di un’istituzione che è alla base della formazione umana e culturale dei giovani si è aggiunta la «Task force per il classico», un gruppo di professori di vari istituti pubblici italiani, che ha inviato una lettera-appello al presidente della Repubblica italiana, al ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e al direttore generale per gli Ordinamenti scolastici e per l’Autonomia scolastica. «Nostra opinione — si afferma nella missiva — è che la centralità dello studio delle lingue e delle culture classiche in uno o più indirizzi di studi superiori, coniugata con una salda preparazione in ambito scientifico, costituisca un’eccellenza da preservare che rende un unicum il nostro Paese nell’intero contesto mondiale». La traduzione dal greco e dal latino rappresenta l’attività più vicina alla ricerca scientifica, cioè alla comprensione di «ciò che è sconosciuto». Per affrontarla in modo adeguato occorre infatti attuare una serie di operazioni mentali che sono tipiche di ogni metodologia razionale. Senza contare, si rileva nella lettera, che i linguaggi di un gran numero di saperi — non solo umanistici e filosofici, ma anche sociali, tecnici, artistici e scientifici — sono in gran parte costruiti su termini di origine greca e latina. Si mette poi in evidenza che lo studio delle lingue antiche deve essere sempre adeguatamente contestualizzato. È perciò prioritario rendere di nuovo la storia una disciplina autonoma, dotata di specifica valutazione di spazi orari adeguati (e quindi non confusi, come ora accade con la geografia) nel biennio ginnasiale, proprio quando si approfondiscono le civiltà del mondo antico. Questo provvedimento — osservano i firmatari — potrebbe costituire inoltre un potente strumento di integrazione per gli studenti sempre più numerosi che provengono da aree quali il sud del Mediterraneo, il Vicino oriente e l’Asia. Quei Paesi e popoli — si ricorda nella missiva — hanno visto fiorire splendide civiltà diverse tra loro, ma tutte in realtà confluite in un percorso storico comune che le ha portate a condividere con l’Europa le vicende millenarie del mondo antico: come dimostrano gli splendidi resti archeologici e monumentali, da Palmira a Leptis Magna, da Afrodisia a Baalbek, da Cesarea a Zeugma. E nella lettera è contenuta infine la proposta di aggiungere nell’ambito della prova scritta di italiano, in occasione dell’esame di Stato, una traccia specifica rivolta principalmente agli studenti del classico, relativa ai rapporti tra cultura greco-romana e mondo contemporaneo, nell’ambito delle varie e complesse espressioni letterarie, artistiche e filosofiche. (gabriele nicolò)

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10 dicembre 2018

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