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Una task force
della speranza

· Dopo il terremoto ·

Lo incontrano per le strade desolate di Norcia, per le viuzze di paesi come Preci o Castelluccio che il sisma di domenica 30 ottobre ha fatto letteralmente esplodere. L’arcivescovo Renato Boccardo, piemontese di Sant’Ambrogio di Torino, è in mezzo ai terremotati. «Nella tragedia di questi luoghi — esordisce — abbiamo avuto la grazia di non aver contato vittime e questa è la cosa più importante». 

Una famiglia a San Pellegrino, nei pressi di Norcia (Afp)

Possono guardarsi tutti in faccia, abbracciarsi, parlarsi come prima del terremoto. «Tuttavia — avverte — adesso il rischio più grave è la stanchezza subentrata negli animi di questa gente, lo stress quotidiano che lo sciame sismico provoca da tempo. Sono stanchi, logorati nei nervi, impauriti. Hanno bisogno di conforto, devono ritrovare la speranza nel futuro e, quindi, la forza di ripartire. La resa non vale la pena, la nostra vita continua». Domenica l’arcivescovo di Spoleto-Norcia ha chiamato a sé i suoi sacerdoti: una riunione d’urgenza dove si è deciso di organizzare una “task force della speranza”, per offrire supporto morale e spirituale alla popolazione stremata dal sisma. Hanno partecipato in nove e i preti più giovani si sono subito resi disponibili a partire per le aree terremotate della Valnerina. Un primo drappello a cui si stanno aggiungendo, in queste ore, altri sacerdoti. Qualcuno di loro, affiancato dai parrocchiani, ha già iniziato a recarsi in mezzo ai terremotati, nelle loro sistemazioni provvisorie, nei loro spazi in comune che i soccorritori e la stessa popolazione stanno man mano organizzando, in mezzo agli anziani e ai bambini. Presto saranno operativi, in collaborazione con la Caritas diocesana, i volontari delle Caritas regionali del Triveneto, della Campania e della Sardegna che arriveranno a Norcia martedì 8 novembre, per sviluppare alcuni progetti mirati. Per il resto, nell’emergenza che si sta vivendo in queste ore a Norcia e dintorni, dove ci sono circa tremila sfollati e altre migliaia di persone da assistere, è chiaro che non c’è un minuto da perdere: le case di legno, tanto invocate dalla popolazione terremotata per rialzarsi in piedi, vanno montate quanto prima, superando i vincoli burocratici dei tempi normali e battendo l’inverno sul tempo.

da Norcia Paolo Giovannelli

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21 settembre 2019

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