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Una struttura inclusiva per lo sviluppo internazionale

· Intervento della Santa Sede alla quarta conferenza delle Nazioni Unite sui Paesi meno sviluppati ·

Pubblichiamo la traduzione italiana dell’intervento svolto dall’arcivescovo Silvano M. Tomasi, capo della delegazione della Santa Sede, alla quarta conferenza delle Nazioni Unite sui Paesi meno sviluppati ( pms ) svoltasi a Istanbul dal 9 al 13 maggio.

Signor Presidente,

Prima di tutto la mia Delegazione desidera ringraziare il Governo della Turchia per l’efficiente organizzazione di questa opportuna e importante conferenza e per la grande ospitalità del popolo turco.

Signor Presidente,

1. Il paradigma di sviluppo dei pms attuato negli ultimi anni si è dimostrato inefficace. Dall’inizio di questo millennio, la crescita costante (7 per cento annuo dal 2002 al 2007) in molti pms non si è tradotto in una situazione migliore per la gente. Il numero di persone molto povere di fatto è aumentato (più di tre milioni all’anno dal 2002 al 2007). Nel 2007 il 59 per cento della popolazione nei pms dell’Africa viveva con meno di 1,25 dollari statunitensi al giorno.

2. Attualmente la crescita in molti di questi Paesi è dovuta principalmente allo sfruttamento e all’esportazione di risorse naturali, specialmente delle riserve minerarie, mentre la crescita negli altri settori non è solida o consistente. Purtroppo, la crescita ottenuta nel settore estrattivo è oggetto di molte controversie sulla distribuzione del reddito e l’impatto sulle comunità locali, e crea un numero di posti di lavoro significativo nella fase esplorativa e costruttiva del progetto, ma molto pochi a lungo termine. Tutto ciò si ricollega alla ricerca dell’Ilo che mostra un aumento della forza lavoro nei pms del 2,5 per cento l’anno, ma le opportunità d’impiego non sono commisurate né alla forte crescita né alla domanda di lavoro. L’impatto di queste opportunità d’impiego limitate viene sentito in modo particolare dai giovani e da coloro che entrano a far parte per la prima volta della forza lavoro. Successi vengono registrati nei Paesi che hanno sviluppato alcune capacità produttive come l’orticoltura, ad esempio in Uganda e in Etiopia. Anche il Ghana e il Kenya, che non fanno parte dei pms, hanno riportato buoni risultati in questo campo.

3. L’analisi della realtà attuale nel gruppo dei pms ha spinto la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (unctad), nel suo Rapporto sui Paesi Meno Sviluppati del 2010, a proporre una nuova architettura di sviluppo internazionale che esige un approccio più completo alle sfide dello sviluppo. Va osservato che durante la sessione del Consiglio per il Commercio e lo Sviluppo (Tdb) dell’Unctad dedicato ai pms, la maggioranza dei gruppi si è espressa a favore della nuova architettura internazionale per lo sviluppo proposta. Diversi gruppi hanno anche insistito sulla necessità di includere considerazioni specifiche per la gestione delle situazioni post conflitto, la ricostruzione di infrastrutture e la produzione agricola, mentre altri hanno ribadito la necessità di valutare gli approcci regionali a tali questioni. La Santa Sede appoggia questa nuova posizione e incentrerà il suo intervento su tre temi.

4. Il primo tema guarda ai pilastri dello «sviluppo umano integrale».

Nella Lettera enciclica Caritas in veritate pubblicata il 7 luglio 2009, Papa Benedetto XVI esamina la dottrina fondante sullo sviluppo presentata nella lettera enciclica di Papa Paolo VI su «Lo sviluppo dei popoli ( Populorum progressio )» nel 1967: «Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev’essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (n. 14). È per noi importante ricordare questo insegnamento basilare sulla natura dello sviluppo e recuperare la sua verità centrale mentre riflettiamo sulle sfide specifiche che pongono i pms in questa conferenza ministeriale.

Dal 1967 sono state proposti e tentati numerose teorie e approcci allo sviluppo e ciò ha portato a una comprensione più profonda delle sfide complesse e mutevoli che questo argomento presenta. Resta tuttavia vero che vi sono ancora milioni di persone che non hanno accesso, o hanno solo un accesso limitato, ai beni e ai benefici offerti dallo sviluppo. Una valutazione onesta dei progressi fatti si riflette nelle parole del Santo Padre, il quale scrive che «il progresso, resta ancora un problema aperto , reso più acuto ed impellente dalla crisi economico-finanziaria in atto. Se alcune aree del pianeta, già un tempo gravate dalla povertà, hanno conosciuto cambiamenti notevoli in termini di crescita economica e di partecipazione alla produzione mondiale, altre zone vivono ancora una situazione di miseria paragonabile a quella esistente ai tempi di Paolo VI, anzi in qualche caso si può addirittura parlare di un peggioramento» ( Caritas in veritate , n. 33).

In molte altre valutazioni, compreso il rapporto dell’Unctad citato sopra, ci viene ricordato che è fondamentale una struttura comprensiva e inclusiva per lo sviluppo internazionale se si vogliono ottenere risultati duraturi. Nella tradizione della dottrina sociale cattolica, i pilastri di tale struttura sono stati così identificati: rispetto della dignità umana; tutela dei diritti umani; cura del creato; partecipazione in comunità, sussidiarietà e solidarietà. Altri pilastri considerati costitutivi di un piano di sviluppo integrale sono l’educazione, lo sfruttamento delle risorse naturali, l’agricoltura, la manifattura, il commercio, i servizi finanziari, le infrastrutture e la tecnologia.

Mentre continuiamo a riflettere sulle sfide specifiche presentate dallo sviluppo nei pms, è imperativo che questi pilastri servano come guida nei nostri sforzi di promuovere e sostenere un approccio allo sviluppo che sia integrale e autenticamente umano (Papa Benedetto ribadisce questo approccio quando scrive: «Molte aree del pianeta, oggi, seppure in modo problematico e non omogeneo, si sono evolute, entrando nel novero delle grandi potenze destinate a giocare ruoli importanti nel futuro. Va tuttavia sottolineato come non sia sufficiente progredire solo da un punto di vista economico e tecnologico . Bisogna che lo sviluppo sia anzitutto vero e integrale», ( Ibidem , n. 23).

5. Il secondo tema tratta il tipo di crescita necessario per uno «sviluppo umano integrale».

Ogni approccio alla sfida dello sviluppo deve riconoscere che «lo sviluppo dell’uomo e dei popoli, invece, dipende anche dalla soluzione di problemi di carattere spirituale. Lo sviluppo deve comprendere una crescita spirituale oltre che materiale »( Ibidem, n. 76). Troppo spesso l’uso di metriche quantificabili e di criteri economici per misurare realtà come il prodotto interno lordo o lo stretto orizzonte della crescita delle borse non riesce a cogliere pienamente cosa significa essere umani, non tiene conto della dimensione trascendente della persona e quindi di ciò che occorre per lo sviluppo di tutta la persona.

Pertanto, la crescita che promuove lo «sviluppo umano integrale» è quella che comprende i pilastri già menzionati sopra e che viene valutata in base a come promuove lo sviluppo sostenibile e le comunità, crea posti di lavoro dignitosi, allevia la povertà delle persone e tutela l’ambiente. Un modello di crescita che comprenda questi tre obiettivi costruirà un ciclo economico e commerciale interno sostenibile, rispettoso dell’ambiente e capace di promuovere lo sviluppo. Tra gli elementi necessari di questo modello di crescita, specialmente nei pms, vi sono un settore agricolo vivo e la creazione di posti di lavoro in diversi settori capaci d’impiegare il grande numero di persone che entrano nel settore del lavoro.

Nei pms, per esempio, il valore agricolo aggiunto per i lavoratori è aumentato tre volte più lentamente del pil pro capite negli ultimi 20 anni. Allo stesso tempo, la dipendenza dei pms dai beni alimentari importati è notevolmente aumentata (triplicata tra il 2000 e il 2008). Di conseguenza è tra i 2,5 miliardi di persone che dipendono dall’agricoltura per il sostentamento quotidiano che si trova il maggior numero di persone vittime della malnutrizione e della fame.

Qualsiasi modello di crescita si adotti deve quindi riconoscere e rafforzare il ruolo centrale dell’agricoltura nell’attività economica, riducendo in tal modo la malnutrizione nelle aree rurali e aumentando la produzione pro capite al fine di promuovere l’indipendenza alimentare locale, regionale o nazionale.

Occorrono investimenti per migliorare la produttività negli ambiti delle sementi, della formazione, della condivisione di attrezzi per la coltivazione e dei mezzi per la commercializzazione. Sono necessari anche cambiamenti strutturali secondo la specificità dei singoli stati. Per esempio, dobbiamo garantire la certezza del possesso delle terre agli agricoltori, specialmente a coloro che possiedono piccole proprietà. Si potrebbe rivedere il diritto consuetudinario relativo alla proprietà terriera. Una legge chiara sulla proprietà offre all’agricoltore la possibilità d’impegnare la propria terra per ottenere crediti stagionali per l’acquisto del materiale necessario. Inoltre, il fine del possesso terriero è diventato sempre più importante dinanzi all’espansione del fenomeno dell’esproprio dei terreni. Nell’Africa sub-sahariana, l’80 per cento della terra è occupata da poveri che non hanno nessun titolo di proprietà.

In tutti i settori della società, dall’agricoltura alla manifattura, alla fornitura di servizi, dobbiamo ricordare che un lavoro dignitoso è «l’espressione della dignità essenziale di ogni uomo e di ogni donna: un lavoro scelto liberamente, che associ efficacemente i lavoratori, uomini e donne, allo sviluppo della loro comunità» ( Ibidem , n. 63). Il lavoro non è una merce. Un lavoro dignitoso offre a ognuno la possibilità di usare le proprie capacità e di essere creativo; è il motore di una crescita sostenibile al servizio del bene comune e quindi deve essere un obiettivo centrale della nuova architettura. L’obiettivo ultimo, quindi, è la creazione di un «un lavoro che consenta di soddisfare le necessità delle famiglie e di scolarizzare i figli, senza che questi siano costretti essi stessi a lavorare; un lavoro che permetta ai lavoratori di organizzarsi liberamente e di far sentire la loro voce; un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale; un lavoro che assicuri ai lavoratori giunti alla pensione una condizione dignitosa» ( Ibidem ).

6. Il terzo tema da ricordare è il ruolo dello Stato nel promuovere uno «sviluppo umano integrale».

Il numero delle istituzioni, degli agenti e degli attori nell’area dello sviluppo è aumentato in modo esponenziale nel corso degli anni. Gli impegni ufficiali dei governi a favore dello sviluppo, insieme a quelli delle organizzazioni volontarie, sono stati consistenti in tale periodo. A questi si sono aggiunti attori come le corporazioni, le fondazioni private e gli investitori privati, la cui presenza in alcuni casi li ha sminuiti. Riteniamo che vi siano bisogno e spazio per tutti questi attori, poiché possono apportare prospettive e modi di operare diversi, offrendo in tal modo contributi unici allo sviluppo necessario nei pms.

In questo ambito, però, il ruolo dello Stato e delle autorità regionali, internazionali e mondiali è importante e deve essere sostenuto e rispettato. Unitamente alla prospettiva cattolica della responsabilità dello Stato di garantire l’ordine pubblico e di promuovere il bene comune, questi enti devono svolgere un ruolo centrale nell’orchestrare e dirigere lo sviluppo dei pms. Ciò può risultare particolarmente difficile in un contesto post-conflitto o in una situazione di «Stato fallito».

L’insegnamento della nostra tradizione riguardo alla responsabilità dei governi di mettere in atto il quadro legale e le regole affinché le attività finanziarie e commerciali adempiano al loro fine sociale e funzionino senza intoppi, ha costantemente affermato il ruolo positivo per un governo limitato che non sia né libertario né collettivista. Com’è emerso dalla crisi finanziaria del 2008, il mercato non contiene in sé gli ingredienti per la correzione automatica degli errori e avrebbe portato al collasso del sistema finanziario ed economico se gli Stati non avessero agito. Il salvataggio delle banche, per quanto necessario, non ha evitato il doloroso impatto della crisi sulla popolazione; poiché in ultima istanza la correzione dei capricci del mercato avviene a detrimento delle popolazioni, gli Stati hanno il dovere d’intervenire preventivamente per evitare tali sofferenze. «L’articolazione dell’autorità politica a livello locale, nazionale e internazionale è, tra l’altro, una delle vie maestre per arrivare ad essere in grado di orientare la globalizzazione economica. È anche il modo per evitare che essa mini di fatto i fondamenti della democrazia».

Mentre si riconoscono i benefici del libero commercio per promuovere lo sviluppo e l’urgenza di eliminare il divario nella Conferenza di Doha per lo Sviluppo, l’attuazione degli impegni a introdurre un accesso al mercato senza dazi né quote per i pms dovrebbe essere accompagnata da misure adeguate per proteggere i coltivatori dalla volatilità dei prezzi che, per diverse ragioni, ha un forte impatto sulla sicurezza alimentare: alti prezzi di mercato rendono il cibo inaccessibile ai poveri e i prezzi temporaneamente bassi danno agli agricoltori informazioni non corrette riguardo alle sementi necessarie per l’anno successivo dopo il raccolto. Al fine di prevenire la volatilità dei prezzi o almeno di diminuirne l’impatto, i raccolti alimentari locali devono essere protetti dagli improvvisi disordini nei prezzi internazionali. Per esempio, l’istituzione di scorte di alimenti grezzi (cereali, olio, zucchero) può avere un duplice vantaggio: queste scorte possono essere vendute a prezzi abbordabili in caso di sconvolgimenti e svolgere un ruolo moderatore contro la volatilità dei prezzi locali.

Lo «stato di sviluppo» svolge un ruolo unico e importante nella crescita di un Paese e, insieme ad altre autorità regionali e internazionali, deve coordinare piani adeguati e costruttivi. Oltre ai compiti menzionati sopra, è stata indicata come essenziale la responsabilità di mobilitare le risorse interne, considerate una componente determinante del finanziamento stabile delle priorità del governo e delle esigenze di sviluppo. Si tratta di un’impresa tediosa e complicata, specialmente dove non esistono strutture o infrastrutture di base per portare avanti un simile obiettivo. Insieme alle altre risorse, come gli Investimenti Diretti Esteri (fdi), l’Assistenza Ufficiale allo Sviluppo (oda) e le rimesse dei cittadini che lavorano all’estero, queste risorse interne svolgeranno un ruolo fondamentale in qualsiasi piano di sviluppo.

a. Multinazionali (grandi imprese): La presenza di compagnie private nelle comunità, nelle società e nei Paesi continua a crescere ed esse hanno un vasto impatto ovunque si trovino. Il loro impatto sullo sviluppo, in rapporto alle loro dimensioni e dalla loro area d’influenza può essere significativo nelle comunità locali e in ampie sezioni della società, e dovrebbe essere monitorato e valutato dallo Stato. Bisogna anche pretendere che esse adempiano ai loro obblighi di buoni cittadini corporati, ricordando, con le parole del Santo Padre, che «la gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa : i lavoratori, i clienti, i fornitori dei vari fattori di produzione, la comunità di riferimento» ( Ibidem , n. 34).

b. Finanza privata e sviluppo: La presenza di istituzioni finanziarie e di attori privati, come i fondi azionari e i fondi d’investimento, continua a crescere nei Paesi e nelle regioni di tutto il mondo. Agevolati dalla costante espansione e integrazione di tutti gli aspetti del sistema finanziario globale, la loro presenza pone una serie di sfide unica nei pms. È importante che i pms siano in una posizione tale da poter beneficiare della loro presenza e assicurare che le loro attività contribuiscano a uno sviluppo duraturo.

Ancora una volta Papa Benedetto ricorda a tutti gli attori di questo ambito, e ciò che vale in modo speciale per questi investitori nei pms: «Bisogna evitare che il motivo per l’impiego delle risorse finanziarie sia speculativo e ceda alla tentazione di ricercare solo profitto di breve termine, e non anche la sostenibilità dell’impresa a lungo termine, il suo puntuale servizio all’economia reale e l’attenzione alla promozione, in modo adeguato ed opportuno, di iniziative economiche anche nei Paesi bisognosi di sviluppo. Non c’è nemmeno motivo di negare che la delocalizzazione, quando comporta investimenti e formazione, possa fare del bene alle popolazioni del Paese che la ospita. Il lavoro e la conoscenza tecnica sono un bisogno universale. Non è però lecito delocalizzare solo per godere di particolari condizioni di favore, o peggio per sfruttamento, senza apportare alla società locale un vero contributo per la nascita di un robusto sistema produttivo e sociale, fattore imprescindibile di sviluppo stabile» ( Ibidem , n. 40).

7. Conclusione

Concludendo, signor Presidente, i pms continuano ad affrontare sfide immense mentre cercano le risorse e il cammino verso lo sviluppo per i loro cittadini. Non esiste una formula semplice per la riuscita, ma la promessa di solidarietà può essere un fondamento per un rinnovato impegno da parte di coloro che si sono confrontati per decenni con questa sfida e un’indicazione per i nuovi attori in questo spazio. Vi sono numerosi ruoli e responsabilità diversi e essenziali per una valida attuazione del processo di sviluppo nei pms. La Santa Sede, pertanto, si aspetta un nuovo Programma d’Azione per i pms per il prossimo decennio. Ora è il momento di tradurre in azione concreta gli impegni presi in questi giorni. Il futuro benessere dei pms dipende in larga misura dallo spirito di gratuità che ci spinge a compiere sforzi comuni. Lavorando insieme in modo coordinato e cooperativo, le istituzioni e gli attori di ogni settore possono e devono sostenere gli sforzi di tutti i pms per raggiungere i loro obiettivi come membri dell’unica famiglia umana.

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