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Una strada meno rischiosa

· In Giappone la comunità anglicana chiede l’abbandono dell’energia nucleare ·

Una nuova strada fondata sul risparmio energetico e sulle energie rinnovabili, che abbandoni il rischioso ricorso alle centrali nucleari. È quanto chiede la Chiesa anglicana del Giappone (Nippon Sei Ko Kai [Nskk]) sottolineando anche il pericolo che le tecnologie nucleari possano in futuro venire utilizzate per fini militari mettendo a repentaglio la pace. Una sottolineatura, quest’ultima, presente anche nell’appello che i vescovi cattolici giapponesi hanno lanciato recentemente in occasione della commemorazione dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. I presuli, infatti, hanno «pregato il Dio della pace» affinché sia possibile la sua costruzione attraverso «l’abolizione delle armi nucleari».

La presa di posizione della Nskk è stata comunicata al termine del Forum internazionale «Per un mondo libero dal nucleare», svoltosi recentemente a Sendai, cui hanno partecipato circa settanta esperti, laici e religiosi, provenienti da Giappone, Regno Unito, Stati Uniti, Corea del Sud, Taiwan e Filippine, e i membri del Comitato per la pace e le questioni nucleari del Consiglio cristiano nazionale del Giappone e del Comitato pace e giustizia del Nskk. Il forum rappresenta il prosieguo delle iniziative della Chiesa anglicana locale contro il nucleare, in un percorso iniziato con il sinodo generale del 2012.

Sendai, città di un milione di abitanti nel nordest del Giappone, come si ricorderà, venne colpita l’11 marzo 2011, insieme alla prefettura di Miyagi, dal più forte sisma mai registrato nel Paese, che causò uno tsunami devastante. Il bilancio fu di 15.703 morti accertati, migliaia di feriti e dispersi, con infrastrutture distrutte e una serie di preoccupanti esplosioni nelle due centrali di Fukushima, 80 chilometri più a sud, la cui gravità è stata considerata dall’Agenzia per la sicurezza nucleare e industriale del Giappone al massimo grado della scala Ines, a pari livello con quella di Chernobyl.

Nella presa di posizione si evidenzia appunto come il disastro di Fukushima «infranse completamente il mito della sicurezza e ci rese consapevoli dell’estrema pericolosità della produzione di energia nucleare». Inoltre, accanto alla possibilità di incidenti distruttivi permangono i problemi di smaltimento delle scorie radioattive, e il rischio di utilizzo delle tecnologie per scopi militari. Per tutti questi motivi, aggiunge il testo, è necessario abbandonare la strada dell’energia nucleare, scegliendone una nuova, «investendo sul risparmio energetico e modificando le politiche sulle energie rinnovabili», consapevoli che, un incidente in una centrale nucleare è più dannoso di quelli provocati da altre fonti di energia.

Nel corso del Forum sono state formulate varie proposte di intervento, tra cui l’istituzione di una “Fukushima week”, affinché il ricordo dell’incidente serva da monito e stimolo per il processo di denuclearizzazione a livello nazionale e internazionale e per l’impegno delle Chiese nella salvaguardia del creato. E per evitare l’oblio: «Dopo otto anni permangono ancora gravi effetti, ma con il passare del tempo ci siamo dimenticati del dolore di coloro che sono stati colpiti dal disastro», conclude il comunicato.

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