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Una strada da percorrere insieme

· La visita del Pontefice a Lampedusa nel racconto dell’esperienza vissuta da Claudio Baglioni ·

Non deve restare solo un simbolo ma anche un segno che indica una strada da percorrere.  Per uno come Claudio Baglioni, che ama profondamente Lampedusa, la sua gente, e che ha particolarmente a cuore il destino di quanti, disperati,  sfidano la morte inseguendo un sogno di libertà, il timore è che la testimonianza resa da Papa Francesco nelle Pelagie non sia compresa nel suo valore più profondo. L’artista  che dopo aver cercato, attraverso la nota rassegna musicale «O’scià» dall’isola di Lampedusa, di far comprendere a tutti che l’integrazione è un valore imprescindibile, anzi una straordinaria ricchezza «alla quale è davvero folle rinunciare», è tornato proprio in questi giorni a lavorare su un progetto discografico — che non a caso si intitola Con voi — attraverso il quale intende ancora una volta rendere onore alle Isole del Sud, simbolo di un’umanità sola e troppo spesso abbandonata a se stessa. Dunque non poteva che restare affascinato dalla figura di Papa Bergoglio e dalle sue parole durante la messa nello stadio di Lampedusa, alla quale il cantautore romano ha assistito lunedì scorso, 8 luglio, confuso tra la folla. E dell’esperienza vissuta in questa giornata straordinaria, Baglioni ne parla in un'intervista rilasciata al nostro giornale. “Credo che, con questo viaggio, - ha detto tra l'altro - Papa Francesco abbia costruito il ponte più lungo mai immaginato: dalle coste di una minuscola isola del cuore del Mediterraneo a quelle dell’Africa, dell’Italia, dell’Europa e di tutti gli altri continenti, per unire, in un unico abbraccio, le anime di quanti — ovunque nel mondo — lottano, ogni giorno, per affermare quel diritto del quale nessun essere umano può essere privato: il diritto a una vita libera, giusta, onesta e dignitosa. E i diritti non sono simboli: sono realtà fondamentali e irrinunciabili”.

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17 novembre 2019

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