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Una storia vera come un film

· Dario Fertilio racconta santa Solange ·

«È una storia difficile da mettere in scena», ammise il regista. Sentì su di sé lo sguardo della ragazza diciannovenne, attenta, e preferì rinunciare all’aria ispirata che di solito esibiva con le attrici.

«C’è troppo per un film di mezz’ora. Ma fortunatamente sulla santa Solange si sa così poco che nessuno contesterà i dettagli. Dunque, ecco come la vedo». Con l’indice tracciò dei quadrati in aria, come tagliando le inquadrature.

La statua di santa Solange esposta nel museo di Berry a Bourges

«Apriamo sulla chiesa di Sainte Solange, alla luce del tramonto. Nono secolo, piccolo paese, fa venire già in mente una storia... gotica. Poi carrelliamo all’interno, fino all’altare della santa e ci fermiamo un po’ sulla tomba. Subito dopo, per non più di tre secondi, inseriamo la statua in legno del museo di Bruges: il corpo di Solange decapitato con in mano la testa di Gesù... questo crea un’atmosfera di attesa del delitto... o del miracolo...».

Scoccò un’occhiata a Denise, ed ebbe la piacevole sensazione di tenere in pugno quegli occhi castano scuri, seri e indagatori.

«Qui entri in scena tu. La pastorella di Villermont, nell’anno 860, che conduce le pecore di famiglia al pascolo. Ti vorrei vestita... pensavo... come la ragazza di Bergman nella Fontana della vergine. Se l’hai visto... non l’hai visto... comunque è una leggenda medievale di stupro, molto scura, anche se non proprio come questa... Dunque tu vai con le pecore, sei inquadrata di lontano fra i campi e poi soltanto di sfuggita si intravede il tuo viso bellissimo... ma naturale, preso da un pensiero luminoso. Sposa di Cristo... prima sei Solange che ascolta nella stalla, dalle voci degli altri pastori, il racconto del martirio di sant’Agnese, e perciò decidi di essere come lei; e poi di nuovo ti si vede nei campi, li attraversi fermandoti ad aiutare un vecchio, raccogli una palla di stoffa sfuggita a un bambino. Poi preghi nella cappella che ti sei costruita tra le frasche, nel tuo rifugio segreto... vai in estasi, ma non deve essere erotica... piuttosto preoccupata per qualcosa di terribile che ti aspetta.

«Dopo di che, tutto deve succedere il più in fretta possibile, per non dare agli spettatori il tempo di riflettere... l’elemento sorpresa ci mette al riparo dall’inverosimile. Il pubblico deve provare prima orrore e poi meraviglia. Quando incontri la prima volta nel bosco Rainolfo, il figlio del conte che ti vuole possedere, gli fai soltanto una reverenza, senza rispondere al suo saluto, e ti allontani. La seconda volta lui ti chiede di sposarlo e tu gli riveli che sei promessa a Cristo, eccetera... La terza lui ti insegue a cavallo, furioso, ti afferra gettandoti di traverso sulla sella, poi parte al galoppo. Facciamo inciampare il cavallo, così tu sei sbalzata terra e scappi. Lui ti raggiunge, sconvolto dalla rabbia, e inquadriamo la sua spada levata in alto mentre pronuncia la frase “se non sarai mia, allora di nessuno”. Quindi il tuo corpo cade di lato, e faremo in modo che si intraveda la testa che rotola. Quando ti rialzi, rimetti la testa sul collo e ripeti per tre volte “Gesù”: la parola si deve sentire appena. Meraviglia nell’orrore... è l’effetto che cerchiamo. Infine ti volti, devi sembrare una specie di fantasma, e cammini fino alla cappella, poi entri e scompari. In primo piano, di spalle, resta solo Rainulfo che cade in ginocchio».

Il regista qui fece un cenno interrogativo a Denise, poi sorrise. «Lo so», ammise, «deve sembrarti tutta una assurdità. Alla tua età...».

«No», scosse la testa Denise, seria e intenta come era dall’inizio, «è una storia vera».

«Già», riprese il regista nel tono di prima, «alla fine allentiamo la tensione inserendo le scene che abbiamo girato il 10 maggio, il giorno dedicato alla santa con i pellegrini che vanno alla tomba... Ma prima, capisci, occorre sospendere l’incredulità degli spettatori. Le scene della violenza nel bosco, e poi la decapitazione e il miracolo di Solange che si rimette la testa sul collo, devono avere il timbro horror... perché la gente è preparata a immedesimarsi in quel genere di film, capisci, altrimenti potrebbe chiedersi... A proposito, perché prima hai detto “una storia vera?”».

«Quella donna che abbiamo intervistato durante le riprese del pellegrinaggio... forse la scena è stata tagliata... comunque lei ha detto che la storia di Solange era vera. Perché soltanto una donna può capire che cosa significa la violenza e l’amore per qualcosa... non so, di più grande».

«Cioè...», schiarì la voce il regista, interdetto, ma subito sorrise: «per caso mi stai facendo un discorso femminista? Lo stupro, eccetera, la violenza sulle donne? Perché devo dirti, allora...»

«Non so», interruppe Denise. «Quella donna diceva che è una storia vera. A me invece la parola Sol-ange fa venire in mente sole e angelo».

, la processione in onore della santa che si svolge ogni anno il lunedì di Pentecoste

«Senti, Solange», sfuggì di bocca al regista e si corresse subito, «... cioè, Denise...». Ma qui ebbe la sgradevole sensazione che tutto il senso del film di colpo fosse cambiato. E comprese che il miracolo di Solange non gli apparteneva più.

Dario Fertilio

Giornalista e scrittore di origini dalmate, Dario Fertilio è nato a Modena, il 9 ottobre 1949. A ventun anni inizia la sua carriera giornalistica come cronista al «Corriere d’Informazione» diretto da Giovanni Spadolini, giungendo poi alla redazione culturale del «Corriere della sera».

Autore di saggi e monografie, nel 1998 fonda con lo scrittore e attivista russo Vladimir Bukovskij i comitati per le libertà (Libertates), un movimento liberale per la difesa della democrazia e l’affermazione del libero mercato, del federalismo e della sussidiarietà. Fertilio è stato anche il promotore della “giornata in memoria delle vittime del comunismo” che si celebra il 7 novembre di ogni anno.

Nell’ottobre 2014 ha assunto la direzione della rivista trimestrale «Il Dalmata». Tra le sue opere L’ultima notte dei fratelli Cervi (Marsilio, 2012) che nel 2013 gli è valso il premio Aqui Storia per il romanzo storico.

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