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Una storia forse decapitata

· Quando e come apparve il monogramma costantiniano? ·

Nuove indagini numismatiche ed epigrafiche

Il testimone principe e ritenuto più antico del cristogramma cosiddetto costantiniano veniva  riconosciuto in un medaglione argenteo, conservato in tre esemplari (non esattamente sovrapponibili e privi del marchio di zecca) a Vienna, Pietroburgo, Monaco. Il diritto del medaglione, con la leggenda Imp(erator) Constantinvs p(ivs) f(elix)  Avg(vstvs), presenta il busto di Costantino di tre quarti con corazza, scudo ed elmo crestato sul quale è rappresentato un cristogramma; sul rovescio l’attributo imperiale salvs rei pvblicae, fa da contorno a una scena di adlocutio, rivolta a un gruppo di nove soldati  (Roman Imperial Coinage, vii, Londra, Patrick Bruun, 1966, p. 364 n. 36).

Questo esemplare, non privo di singolarità e quantomeno eccentrico nel panorama della monetazione imperiale costantiniana, sarebbe rimasto un muto reperto museale se agli inizi del secondo ventennio del secolo scorso — sviluppando una proposta già avanzata da Richard  Delbrueck — Andreas Alföldi e Rudolph Kraft non l’avessero richiamato in vita con una serie di indagini mirate a rispondere agli impegnativi quesiti del “dove”, del “quando”, del “perché”. L’indagine condusse a questi risultati: la produzione fu individuata nella zecca di Ticinum e la cronologia fissata nel 315 in connessione alla celebrazione dei decennalia a Roma e alla  memoria dell’evento della battaglia di Ponte Milvio (28 ottobre 312).

L’emissione attribuita a Ticinum — a parere di alcuni — veniva così a proporsi non solo come prova della precoce e sincera conversione di Costantino, ma anche come testimonianza di una sincronica corrispondenza tra l’immagine dell’imperatore effigiata sul medaglione  e il passo della Vita Constantini (i, 31, 1)  relativo all’inventio escogitata dall’imperatore (o da chi per lui) per dare visibile e definita identità, al luminoso segno apparso in cielo,   i, 29, p. 30), prima dello scontro finale con Massenzio: «in seguito — così la Vita Constantini — e anche nei tempi successivi l’imperatore era solito portarle (le lettere chi e il rho) perfino sull’elmo».

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06 dicembre 2019

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