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Una storia ancora aperta

· Nella festa di san Francesco ·

Il libro di Umberto Occhialini Storia di Francesco: il Santo di Assisi (Santa Maria degli Angeli, Porziuncola, 2018, 80 pagine, 8 euro) non è una nuova biografia, da aggiungere a una bibliografia sterminata, ma “una vita”. Come si diceva una volta, ma in termini attuali, con una scrittura limpida, accessibile senza cedimenti alle mode o all’agiografia, nella quale si innesta come naturale il miracolo, la complessità e la semplicità del rapporto con Dio, con le creature, con la propria anima e la sua crescita.

L’immagine di Francesco su una parete del Sacro Speco di Subiaco

Un libro che l’autore ha evidentemente maturato da teologo, nel contatto costante con i luoghi e le fonti francescane, ma anche sul campo, nel dialogo di tutta una vita con le anime al confessionale di Santa Maria degli Angeli, dove è penitenziere. La vita di Francesco sorge come quella di un ragazzo qualsiasi, si solleva gradualmente a comprendere se stesso, gli altri, la propria vocazione, e tramonta con il sole, la sera del 3 ottobre 1226, non senza aver levato il Cantico di lode destinato a imprimere la sua dolcezza sugli orizzonti assisani e da lì nel mondo, testimoniando la vicinanza del cielo alla terra con un’efficacia e una popolarità che pochi altri santi condividono.

È fine l’innesto della vicenda francescana — del santo, dei compagni e di Chiara — nel contesto storico e ideologico del tempo, con essenziali inquadrature sul panorama più ampio, spiegate quanto basta senza dare nulla per scontato: dai viaggi in Champagne di Pietro di Bernardone al viaggio in Puglia del giovane Francesco fermato a Spoleto da un sogno sempre in stile cavalleresco, allo slancio verso i lebbrosi non come precetto ma come innesco di una nuova avventura verso un mondo semisconosciuto, affrontato con ardore.

Così l’adesione al Vangelo, così la spoliazione, così l’amore alla Chiesa intera e all’edificio sacro per la cui manutenzione elargisce elemosine. Così l’ardore della riforma, vissuta nel seno della Chiesa, partecipe della passione evangelica che altrove stava sconvolgendo le coscienze e provocando divisioni. La passione di Francesco — che l’antica liturgia della sua festa chiama «uomo cattolico e tutto apostolico» — fu quella di essere «servo di tutti, circondare di venerazione i sacerdoti a causa del loro ministero, e diventare, insieme ai suoi frati, un fermento evangelico nel grembo della Chiesa cattolica», pur sentendosi chiamato dal Signore a creare qualcosa di nuovo.

Il libro di Occhialini si legge con interesse come una storia dall’esito ancora aperto, anche perché, sfrondando alcuni aspetti della vulgata, recupera con autentica luminosità e con attendibilità teologica il rapporto fra visibile e invisibile.

di Isabella Farinelli

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19 settembre 2019

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