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Una stessa Pasqua

· Ai sacerdoti riuniti in Laterano il Papa conferma la disponibilità a stabilire una data comune ·

E raccomanda di lasciare la frusta in sacrestia per testimoniare la tenerezza di Dio

La Chiesa cattolica è disposta a stabilire una data comune per la Pasqua, in modo che cattolici, ortodossi e protestanti possano festeggiare la risurrezione di Cristo nello stesso giorno. A confermarlo è stato Papa Francesco, ricordando che già dai tempi di Paolo vi era stata considerata questa possibilità per la determinazione da parte delle diverse confessioni cristiane del giorno in cui si celebra la festa centrale dell’anno liturgico.

La questione del mancato accordo su una data comune per la Pasqua è stata uno dei passaggi centrali del lungo e articolato colloquio tra il Pontefice e i sacerdoti riuniti venerdì 12 giugno nella basilica lateranense per il loro ritiro mondiale. Francesco ha toccato diversi temi. Ha parlato di «scandalo» a proposito della divisione tra i cristiani e ha rimarcato che l’ecumenismo non è un compito in più da fare ma un mandato d’amore affidato da Gesù ai cristiani. Il Papa ha anche confermato i buoni rapporti con il Patriarcato di Costantinopoli e i frequenti contatti con quello di Mosca. E ha confidato di nutrire grandi speranze nel Concilio panortodosso in programma nel 2016. Ex oriente lux, ex occidente luxus (“da oriente la luce, da occidente il lusso”) ha scandito per elogiare le risorse spirituali dell’oriente cristiano e per sottolineare che il futuro della Chiesa sta soprattutto in Asia. Dal Pontefice anche l’annuncio di un viaggio in Africa, nel novembre prossimo.

Nell’ampia riflessione introduttiva il Papa si è soffermato soprattutto sull’identità e sulla vocazione sacerdotale. Che hanno come misura l’amore, perché il prete deve essere «un innamorato»: in primo luogo di Cristo, poi della Chiesa e di tutti i fratelli. Francesco ha parlato anche del genio femminile nella Chiesa, che, ha detto, è una grazia, perché la Chiesa è donna: è sposa di Cristo, è madre del popolo di Dio. Le donne, ha aggiunto, sono immagine e figura della Chiesa e di Maria, che è molto più importante degli apostoli.

Nell’omelia della messa celebrata successivamente il Pontefice ha approfondito in particolare il tema della misericordia di Dio, esortando i sacerdoti a lasciare «la “frusta” appesa nella sacrestia» e a «essere pastori con tenerezza».

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23 settembre 2018

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