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Una squadra e un Paese

· Mandela e lo sport che riconcilia ·

Sud Africa, 1995. Il Paese sta vivendo un passaggio cruciale della sua storia. L’ombra dell’apartheid, con il suo drammatico carico di odio e di vendette,  ancora incombe sui rapporti tra le persone. Nelson Mandela,  primo presidente di colore della Nazione ma soprattutto leader carismatico della “sua” gente, sa che finché non si giungerà a una piena riconciliazione non potrà esserci pace vera. Ripete spesso che il perdono libera l’anima, cancella la paura e per questo è un’arma tanto potente. Ma sa che non è facile convincere di questo chi ha tanto sofferto. Ciononostante non si arrende.

 Ha bisogno di qualcosa che possa unire il popolo, è consapevole che occorre fare appello all’orgoglio nazionale. Sa che niente riesce a farlo come lo sport. Lo ha sperimentato, in piccolo, nella prigione di Robben Island. Ma ora ha bisogno di qualcosa di ben più grande. L’occasione gli si presenta con il campionato del  mondo di rugby, la cui fase finale si svolgerà quell’anno proprio in Sud Africa. E lui non se la lascia sfuggire. E così la finale della Coppa del mondo disputata all’Ellis Park Stadium di Johannesburg   non è solo un’avvincente partita, ma un punto di svolta nella storia del Sud Africa, evento divenuto esperienza comune di un popolo fino ad allora diviso tra i neri, la maggioranza, poveri ed emarginati, e i bianchi, pochi, ma ricchi e potenti.

di Gaetano Vallini

 

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14 novembre 2018

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