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Una speranza per la Siria

· A Ginevra riprendono i colloqui di pace tra governo e opposizione ·

A sei anni dallo scoppio del conflitto si cerca una soluzione politica

 Tutti gli occhi del mondo sono puntati verso Ginevra, dove oggi si apre un nuovo round dei colloqui per una soluzione politica della crisi siriana. Nonostante i molti problemi e i rinvii, l’Onu parla di un’occasione storica per mettere fine a un conflitto che dura ormai da sei anni e ha causato oltre 200.000 vittime e milioni di sfollati. 

Ai negoziati partecipano delegazioni del governo del presidente Assad e dell’opposizione moderata. La novità di questa fase è che ad essa si arriva dopo un lungo lavoro diplomatico svolto soprattutto dalla Russia, dalla Turchia e dall’Iran. I colloqui di Astana, nei mesi scorsi, hanno raggiunto un risultato concreto, molto positivo: la tregua nelle regioni siriane dove non è presente il cosiddetto stato islamico (Is). A Ginevra si dovrà lavorare soprattutto per mantenere la tregua in atto e cercare di mettere nero su bianco il futuro politico della Siria, il che vuol dire formazione di un governo di unità nazionale, assemblea costituente per arrivare a una nuova carta costituzionale. C’è poi il complesso capitolo della ricostruzione e dei profughi. La delegazione delle opposizioni ieri aveva chiesto di poter avere colloqui diretti con il governo, ma non vi sono ancora certezze su come si svolgeranno gli incontri. L’opzione più probabile è che l’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, faccia da mediatore, ma ancora non è detto. Si tratta del quarto round di colloqui mediati in Svizzera dalle Nazioni Unite. Finora nessun incontro è riuscito ad avvicinare le parti o ad avere un esito concreto sul terreno.

Tra due settimane si compirà il sesto anniversario dello scoppio delle proteste popolari contro il governo del presidente Assad, quelle che nel marzo del 2011 portarono ai primi scontri.

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27 maggio 2019

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