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Una speranza
per i rifugiati siriani

· Progetto congiunto di Onu e Cina per reinserire nel mondo del lavoro i giovani in fuga dal conflitto ·

Rifugiati siriani nei pressi di Idlib (Afp)

Un aiuto concreto a chi fugge dalla guerra e ha conosciuto violenze e orrori. Le Nazioni Unite e la Cina hanno lanciato ieri un progetto per contribuire all’inclusione di giovani rifugiati siriani nel mondo del lavoro in Giordania. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) assieme all’organizzazione cinese The One Foundation hanno inaugurato il progetto Start Up Zaatari nel principale campo di profughi siriani allestito nel deserto giordano a nord di Amman. Il progetto prevede l’inserimento di giovani profughi siriani di Zaatari e di altrettanti giordani provenienti da zone depresse e povere del regno hascemita in un articolato percorso formativo incentrato sull’apprendimento di nuove tecnologie da usare nel mondo della robotica, del design, della moda e delle innovazioni creative. In Giordania vivono dal 2011 circa 700.000 profughi siriani, ospitati in campi nel deserto o sparsi nelle principali città del paese.

Il progetto rappresenta un segnale importante da parte della comunità internazionale per aiutare i giovani siriani a ricostruirsi una vita. Dopo sette anni di guerra, milioni di siriani sono stati costretti a fuggire, abbandonando tutto e riparando in altri paesi. Nel corso del 2018, centinaia di migliaia di rifugiati rischiano di essere costretti a ritornare in Siria, nonostante le continue violenze e i bombardamenti che stanno mettendo a repentaglio la vita dei civili. Nei primi dieci mesi del 2017 già circa 250.000 persone sono state forzatamente respinte in Siria dalla Turchia. Attualmente, inoltre, quasi 35.000 persone sono ancora bloccate alla frontiera con la Giordania dove hanno appena affrontato un rigido inverno quasi privi di assistenza.

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