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Per una soluzione politica

· Gli Stati Uniti invitati ai prossimi negoziati ad Astana sulla crisi siriana ·

Damasco, 14. Fino a oggi l’amministrazione Obama era stata esclusa dall’iniziativa di Mosca sui negoziati di pace sulla Siria, mentre la partecipazione dell’amministrazione di Donald Trump, soprattutto se sarà raggiunto un accordo, potrebbe rappresentare un primo passo per il rafforzamento della cooperazione tra Russia e Stati Uniti dopo anni di rapporti tornati quasi ai livelli della fine della guerra fredda.

Abitanti di Damasco si riforniscono d’acqua  (Reuters)

Mosca ha infatti invitato l’amministrazione Trump, che si insedierà alla Casa Bianca il prossimo 20 gennaio, al tavolo di pace sulla Siria con la Turchia e l’Iran. Lo rivela il «Washington Post», citando fonti del team di transizione. L’invito sarebbe arrivato tramite l’ambasciatore russo a Washington, Serghiei Kislak, che lo scorso 28 dicembre avrebbe chiamato Micheal Flynn, scelto da Trump come consigliere per la sicurezza nazionale. Anche il ministro degli esteri turco, Mevlüt Çavusoğlu, ha affermato che ai prossimi colloqui di Astana per cercare una «soluzione politica in Siria, gli Stati Uniti dovrebbero assolutamente essere invitati e su questo siamo d’accordo con la Russia».

La conferenza di Astana sulla Siria del 23 di questo mese si propone come obiettivi quelli di «consolidare il cessate il fuoco in una tregua sostenibile e a lungo termine e di proseguire la lotta contro i gruppi terroristici». L’appuntamento «potrà anche offrire nuovo impeto al processo politico», hanno deciso rappresentanti diplomatici di Russia, Iran e Turchia nel corso di consultazioni ieri a Mosca dedicate all’appuntamento, come ha reso noto ieri sera il ministero degli esteri russo.

Intanto, tecnici inviati dalle autorità siriane sono potuti entrare ieri nella valle del fiume Barada, che si estende una ventina di chilometri a nord-ovest di Damasco e comprende le località strategiche di Wadi Barada e Ain Al Fijeh, per intraprendere i lavori di riparazione e bonifica necessari al ripristino delle forniture di acqua potabile alla capitale e al suo circondario, di cui l’area costituisce la fonte principale. Secondo Alaa Ibrahim, governatore della provincia del Rif Dimashq, «l’acquedotto sarà rimesso a posto entro tre giorni e si adotteranno rapidamente provvedimenti per far affluire l’acqua a Damasco fin da oggi». Ammontano a ben cinque milioni e mezzo gli abitanti della capitale che da settimane ne sono privi.

Sul fronte iracheno, invece, per la prima volta dopo due anni e mezzo le forze governative irachene hanno strappato al cosiddetto stato islamico (Is) alcuni edifici dell’università di Mosul, roccaforte jihadista nel nord del paese, assicurandosi un’importante vittoria militare e simbolica nel quadro dell’offensiva per la presa di quella che era la seconda città dell’Iraq e che dal 2014 è di fatto la roccaforte dei jihadisti in Iraq. I militari iracheni affermano di aver preso il controllo anche del secondo ponte sul Tigri, il fiume che divide in due la città sotto attacco.

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