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Una sola voce per i popoli dell’Africa occidentale

· L’arcivescovo Filoni a Yamoussoukro per la plenaria costituente della Conferenza episcopale regionale ·

Un invito a operare insieme «per costruire una cultura di pace e di riconciliazione, che garantisca stabilità e sviluppo sostenibile, per il bene comune dei popoli dell’Africa occidentale», è stato rivolto dall’arcivescovo Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, martedì 24 gennaio, all’assemblea plenaria costituente della Conferenza episcopale regionale dell’Africa dell’Ovest — nella quale sono confluite la Cerao e l’Aecawa, ovvero le preesistenti Conferenze regionali di vescovi francofoni e anglofoni — in corso fino a domenica 29 a Yamoussoukro.

Nella capitale della Costa d’Avorio si sono dati appuntamento i presuli dell’area guidati dal cardinale Théodore Adrien Sarr, arcivescovo di Dakar e presidente del nuovo organismo, con l’ordinario locale, monsignor Marcellin Yao Kouadio, sacerdoti, religiosi e religiose, autorità civili e rappresentanti di organismi internazionali, per affrontare il tema «La Chiesa, famiglia di Dio, in Africa occidentale, al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace», che richiama quello del recente sinodo continentale.

Nel suo intervento il prefetto Filoni si è congratulato per la creazione di una Conferenza unitaria che — ha detto — risponde alle aspettative dei vescovi di approfondire la comunione sacramentale e pastorale, e ha assicurato il pieno sostegno del suo dicastero e della Santa Sede. «Create rispettivamente nel 1963 e nel 1977 — ha ricordato — la Cerao e l’Aecawa avevano offerto prove convincenti della loro fecondità apostolica, favorendo la comunione e la solidarietà tra i pastori e contribuendo non solo alla crescita della Chiesa, ma anche alla sua diffusione nella regione».

«Tuttavia — ha avvertito l’arcivescovo — data la situazione attuale in Africa occidentale, in particolare i forti mutamenti socio-culturali, le crisi politiche, le guerre e i conflitti religiosi, entrambe le istituzioni sono divenute insufficienti». E siccome «la Chiesa, sale e luce del mondo, deve continuare ad annunciare il Regno di Dio e compiere la sua missione profetica di servire il continente in modo sempre più efficace», è stato necessario «unire le forze per affrontare le nuove sfide in campo sociale e religioso».

Dopo un excursus storico sulla nascita delle conferenze episcopali nazionali e regionali, monsignor Filoni ha evidenziato come «ora più che mai» la Chiesa debba «cercare nuovi modi di partecipare in modo efficace e secondo la propria vocazione, allo sviluppo integrale dell’uomo in una società pacifica e fraterna». Nel caso specifico, poi, grazie a questo nuovo organismo, i vescovi dell’Africa occidentale oggi possono parlare con una sola voce, sviluppare insieme una solidarietà organica, uno spirito di collegialità e una strategia pastorale comune, per affrontare insieme le numerose sfide della regione, dal punto di vista ecclesiale, sociale e politico. «Molte persone nella vostra zona — ha detto in proposito — sono vittime di guerre civili, conflitti etnici e religiosi, crisi politiche con conseguenze persistenti. Molte famiglie sono state sfollate, molti sono i rifugiati che vivono in condizioni di estrema povertà e di miseria insopportabile, colpiti dalla paura e dall’insicurezza, privati dei loro diritti fondamentali».

«Nonostante i progressi significativi che sono stati registrati — ha proseguito — la pace resta fragile in alcuni dei vostri Paesi, a causa degli scoppi intermittenti di conflitti che persistono. La Chiesa deve continuare con sempre più efficacia i propri sforzi per difendere la pace e vincere la sfida cruciale di educazione alla pace». In particolare il presule ha auspicato che questa azione, coordinata a livello regionale, venga condotta soprattutto dai giovani «che rappresentano il futuro della società».

Il prefetto di Propaganda Fide ha anche fatto riferimento all’esortazione apostolica post-sinodale Africae munus , consegnata da Benedetto XVI a Ouidah, in Benin, il 19 novembre scorso, spiegando quanto la diffusione e l’attuazione di questo documento debbano essere «una delle azioni prioritarie che la Conferenza regionale può intraprendere in questo momento», come suggerisce anche il tema della costituente.

Sono dunque la riconciliazione, la giustizia e la pace, anche in questa vasta area del continente africano, i tre capisaldi su cui i vescovi devono fondare la loro azione. In proposito monsignor Filoni ha rinnovato l’esortazione a seguire la raccomandazione del Pontefice a celebrare ogni anno in ciascun Paese africano «una giornata o una settimana di riconciliazione, in particolare durante l’Avvento o la Quaresima». Lo stesso Anno della fede, annunciato dal Papa l’11 ottobre scorso, è, a sua volta, una buona occasione di riflessione e di azione comune per il lavoro di evangelizzazione in Africa occidentale. «Oltre a essere un invito a una autentica conversione — ha commentato l’arcivescovo Filoni — questo Anno è anche un’occasione propizia per continuare con coraggio e in modo approfondito l’opera di evangelizzazione. È anche un appello pressante a migliorare sul fronte della missio ad gentes , che deve procedere di pari passo con la nuova evangelizzazione».

Per raggiungere tali obiettivi, la Conferenza dei vescovi dell’Africa dell’Ovest è incoraggiata a migliorare la qualità della formazione catechetica, dei catechismi locali e dei manuali di insegnamento, in modo che siano perfettamente coerenti con il Catechismo della Chiesa Cattolica . La stessa attenzione dovrà essere rivolta all’utilizzo di mezzi di comunicazione e di espressione artistica: la radio e la televisione, i film e le pubblicazioni sulla fede e il suo contenuto.

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