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Una sola mente una sola voce

Andrea Banjac, «Terra sofferente»

Il mondo che condividiamo — il suolo che calpestiamo, l’aria che respiriamo, l’acqua che assaporiamo — ci unisce in modo molto tangibile e profondo. Nonostante le nostre differenze di religione e di razza, la terra offre una base di solidarietà e un sostrato di armonia per tutte le persone, tutte le creature e tutte le cose.

Non sorprende dunque che i capi spirituali delle Chiese cattolica romana e ortodossa possano professare con una sola mente e una sola voce la sacralità della creazione di Dio e proclamare la necessità di rispettarne e proteggerne le risorse a beneficio di tutte le persone, specialmente di quelle più vulnerabili. È la prima volta che il Papa e il Patriarca firmano e pubblicano congiuntamente una dichiarazione esclusivamente dedicata all’ambiente.

La Chiesa ortodossa è da molto tempo impegnata a favore della salvaguardia dell’ambiente naturale, anche attraverso la promozione, da parte del Patriarcato ecumenico a partire dalla fine degli anni ottanta, di momenti di preghiera e di iniziative per la difesa del creato. Nessun altro leader religioso al mondo ha posto la crisi ecologica in primo piano nel suo ministero e nei suoi interventi come il patriarca ecumenico Bartolomeo. Ma anche il compianto patriarca Ignazio di Antiochia e il patriarca Cirillo di Mosca hanno pubblicato importanti dichiarazioni sulla sacralità della creazione di Dio.

Di fatto, dopo che nel 1989 il Patriarcato ecumenico ha istituito il 1° settembre come giornata di preghiera per l’ambiente, questa stessa giornata è stata adottata all’inizio degli anni novanta dalla Chiesa ortodossa in tutto il mondo. Ne hanno seguito l’esempio altre organizzazioni religiose, come hanno fatto parecchi anni fa il Consiglio ecumenico delle Chiese e la Conferenza delle Chiese europee, e altre Chiese cristiane, come più di recente la Chiesa cattolica romana e la Comunione anglicana.

In un tempo di crisi globale e di instabilità internazionale — quando tante persone nel mondo sono diventate vittime di spostamenti forzati e di privazioni frutto della violenza e dell’avidità di leader politici ed economici — è fonte di consolazione e di ispirazione il fatto che Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo dedichino tempo per concentrarsi nel loro messaggio congiunto per la giornata mondiale di preghiera per il creato su cosa è veramente importante nel mondo.

Senza fare riferimento esplicito o specifico alla responsabilità che grava pesantemente sulle nazioni che hanno scelto di non sostenere o di ritirarsi dall’Accordo di Parigi del 12 dicembre 2015, i due leader cristiani rivolgono «a quanti occupano una posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale, un urgente appello a prestare responsabilmente ascolto al grido della terra e ad attendere ai bisogni di chi è marginalizzato, ma soprattutto a rispondere alla supplica di tanti e a sostenere il consenso globale perché venga risanato il creato ferito».

La primissima enciclica patriarcale pubblicata nel 1989 affermava che la Chiesa non poteva rimanere inerte davanti alla crisi ecologica; tuttavia esortava anche «tutti coloro a cui è affidata la responsabilità di governare le nazioni ad agire senza indugio, adottando tutte le misure necessarie per la protezione e la conservazione creato». E Papa Francesco conclude la Laudato si’, l’enciclica «sulla cura della casa comune», con una preghiera a Dio, affinché illumini «i padroni del potere e del denaro perché non cadano nel peccato dell’indifferenza».

Non posso fare a meno di domandarmi se il Papa e il Patriarca stiano pensando alla miopia e alla ristrettezza mentale di coloro che «non rispettano più la natura come un dono condiviso; la considerano invece un possesso privato». Le loro parole sembrano riferirsi a quello che l’ex presidente statunitense Obama ha descritto come «un mondo degno dei nostri figli. Un mondo caratterizzato non dal conflitto, ma dalla cooperazione; e non dalla sofferenza umana, ma dal progresso umano. Un mondo più sicuro, più prospero, più certo, più libero di quello che abbiamo ereditato».

C’è un ecumenismo del dialogo tra varie confessioni, che molti cristiani fondamentalisti considerano una minaccia all’integrità della loro fede. C’è un ecumenismo del martirio condiviso dalle vittime della violenza musulmana, che alcuni cristiani fondamentalisti considerano una minaccia alla loro supremazia razziale. E c’è un ecumenismo dell’ecologia dinanzi al cambiamento climatico globale, che molti cristiani fondamentalisti considerano una minaccia ai loro appetiti.

Tuttavia, Papa Francesco e il Patriarca ecumenico Bartolomeo sono saldi nel loro impegno a favore dell’ecumenismo. La verità è più ampia di qualsiasi confessione particolare. Il mondo è più ampio di ogni singola nazione. E il pianeta è più grande di qualsiasi ambizione individuale. Quando riduciamo a noi stessi e ai nostri ristretti interessi la vita politica, economica e perfino quella religiosa e spirituale, trascuriamo colpevolmente il nostro ruolo e la nostra responsabilità di trasformare il creato.

Questa è l’essenza del messaggio congiunto di Papa Francesco e del Patriarca ecumenico Bartolomeo: il nostro rapporto con questo mondo determina il nostro rapporto con il cielo. Il modo in cui trattiamo la terra si riflette nel modo un cui preghiamo Dio. Camminare su questo pianeta e inginocchiarsi in chiesa sono la stessa cosa.

di John Chryssavgis
Arcidiocesi greco-ortodossa d’America

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25 febbraio 2020

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