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Una sola famiglia
una sola casa comune

· Al via i lavori della ventunesima assemblea di Caritas internationalis ·

Sarà Papa Francesco ad aprire personalmente con la celebrazione della messa — alle 17 di giovedì 23 maggio all’altare della cattedra della basilica di San Pietro — la ventunesima assemblea generale della Caritas internationalis che — sul tema ispirato all’enciclica Laudato si’, «Una sola famiglia umana, una sola casa comune» — si svolgerà fino a martedì 28 maggio all’hotel Ergife di Roma.

«Il tema dell’assemblea — ha detto il cardinale arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas internationalis, presentando giovedì mattina 23 maggio i contenuti dell’assemblea ai giornalisti nella Sala stampa della Santa Sede — non è uno slogan ma un’esperienza viva. È l’esperienza vissuta dalla Caritas e che ritroviamo nel Vangelo, nel magistero, nella dottrina sociale della Chiesa». Si tratta, ha aggiunto, di un tema vivo che dovremo celebrare, approfondire in questi prossimi quattro anni di attività». Ed è molto vicino alla spiritualità e all’insegnamento della Laudato si’: «Siamo — ha spiegato il porporato — un’unica famiglia umana, condiviamo la stessa umanità. E viaggiando insieme abbiamo gli stessi sogni, gli stessi desideri, le stesse speranze per il futuro dei nostri figli per un mondo più giusto. E tutto questo coinvolge anche le nostre responsabilità per la nostra casa comune».

Il presidente di Caritas internationalis ha lanciato in occasione dell’assemblea un forte appello «a operare tutti insieme per combattere le difficoltà senza precedenti incontrate dall’umanità». Realtà come «la moltitudine di persone migranti, la propagazione dei conflitti e le catastrofi naturali che divengono sempre più devastanti — ha affermato — minacciano di sommergersi, a meno che non agiamo insieme urgentemente contro questo problemi».

L’assemblea della Caritas internationalis, che si tiene ogni quattro anni, darà un nuovo mandato al presidente ed eleggerà un nuovo segretario generale (che dopo due mandati non può essere rieletto), un nuovo tesoriere e altri responsabili. A illustrarne le caratteristiche è stato il segretario generale uscente Michel Roy che ha sottolineato la presenza record di 450 delegati in rappresentanza di circa 150 istituzioni. Tra i partecipanti, al dibattito, José Graziano da Silva, direttore generale della Fao, e il cardinale Pedro Ricardo Barreto Jimeno, arcivescovo di Huancayo, in Perú, tra i fondatori della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) che difende i diritti delle popolazioni indigene. Ma l’assemblea è stata strutturata non tanto attraverso l’ascolto di relazioni esterne, quanto sul confronto tra tutti i delegati che si divideranno in molteplici tavoli di lavoro e potranno mettere in comune le loro notevoli esperienze sul campo.

Il concetto di fondo, ha detto Roy, è «Costruire insieme». Tra i punti focali che saranno al centro del dibattito, oltre a quelli indicati dalla stessa enciclica Laudato si’, ci sarà anche quello della salvaguardia dei bambini e degli adulti vulnerabili. E poi, naturalmente, i poveri. Durante le consultazioni, ha sottolineato il segretario generale, è emersa con forza crescente la necessità di «metterli al centro». L’attuale modello di sviluppo — ha spiegato — non è buono, lo dobbiamo cambiare ma non vediamo riflessi sul livello dei politici. C’è urgenza ma bisogna cambiare il modello di sviluppo. E quando abbiamo lavorato su questo quadro strategico c’è stata da parte del consiglio insistenza a mettere i poveri al centro, la Caritas dei poveri con i poveri. Perché i poveri sono parte di noi».

Da parte sua María José Alexander, direttore esecutivo di Caritas Somalia, si è soffermata sui due forum che si sono svolti mercoledì in margine all’assemblea e dedicati ai giovani e alle donne. È fondamentale, ha detto, dare fiducia ai giovani che poi ripagano sul campo con il loro apporto di passione, disponibilità, efficienza, adattamento e sacrificio.

Durante la conferenza stampa è stato presentato l’originale e simbolico mosaico — intitolato significativamente Il futuro è fatto di tutti noi. Condividiamo il viaggio — realizzato nel quadro della campagna mondiale della Caritas «Share the Journey» sulla cultura dell’incontro nel contesto migratorio. Il mosaico rappresenta il volto della ventunenne Nadrin, che lavora come volontaria della Caritas in un campo profughi per i Rohingya in Bangladesh.

A comporre il volto della ragazza sono centinaia di foto di migranti, leader religiosi e politici, operatori della Caritas oltre che di personaggi famosi che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della migrazione (come Albert Einstein e Stan Laurel del celebre duo comico Stanlio e Ollio). «Nel suo volto di serenità e di coraggio — ha detto il cardinale Tagle — troviamo altri volti per dare questo messaggio: noi siamo insieme. Ogni persona è sintesi dell’umanità e della creazione».

E se la campagna «Share the Journey» esorta a condividere il viaggio, anche l’obbiettivo del mosaico, hanno fatto presente i promotori, «è far riflettere, con l’aiuto anche dell’espressione artistica, sul fatto che pur essendo diversi siamo chiamati a percorrere comunque un cammino tutti insieme, l’uno accanto all’altro». L’ispirazione per l’artista romano Stefano Maria Girardi è venuta, ha confidato egli stesso, da un pensiero suggerito proprio da Papa Francesco: «Il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader, delle grandi aziende. Sì, la loro responsabilità è enorme. Ma il futuro è soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un “tu” e se stessi come parte di un “noi”. Abbiamo bisogno gli uni degli altri».

Il mosaico però è stato presentato in Sala stampa con alcune tessere mancanti: tasselli vuoti, ancora da riempire, in uno dei quali sarà posta la foto del padre del Pontefice, Mario Bergoglio, anch’egli migrante con la famiglia dal Piemonte all’Argentina. Inoltre sarà aggiunta anche l’immagine del nonno materno del cardinale Tagle «che a causa della povertà da bambino fu costretto a emigrare e venne mandato dalla madre dalla Cina alle Filippine» ha confidato lo stesso porporato.

Per la sua forza evocativa, questo singolare mosaico sarà utilizzato per rilanciare soprattutto tra i più giovani il messaggio della cultura dell’incontro, dell’accoglienza e dell’inclusione.

Al termine della conferenza stampa, il mosaico è stato portato in piazza San Pietro e collocato accanto all’obelisco per mostrarlo e presentarlo pubblicamente. Accanto al cardinale Tagle c’erano alcuni delegati dell’assemblea insieme con alcuni migranti e rifugiati accolti a Roma nelle strutture della Caritas.

di Maurizio Fontana

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15 settembre 2019

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