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Una sola famiglia umana, zero povertà

· Messa del cardinale Bertone per l’apertura dell’assemblea generale di Caritas internationalis nel sessantesimo di fondazione ·

«Un’assistenza umanitaria che prescindesse dall’identità cristiana e adottasse uno stile “neutro” rischierebbe, anche nel caso ottenesse i suoi scopi immediati, di non rendere all’uomo un buon servizio, all’altezza della sua piena dignità». Lo ha sottolineato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la messa celebrata domenica sera, 22 maggio, per l’apertura della diciannovesima assemblea generale di Caritas internationalis, che c0incide con il sessantesimo anniversario della fondazione. Per il porporato infatti l’azione caritativa della Chiesa non può limitarsi al soccorso materiale, ma deve contenere elementi di evangelizzazione, altrimenti «pur senza volerlo — ha avvertito — si finirebbe per indurre nelle persone aiutate una mentalità materialistica, che a loro volta esse applicherebbero nei rapporti con gli altri e nell’affrontare i problemi sociali». Perciò «la Chiesa deve non solo fare la carità, ma farla come Cristo».

Alla Domus Mariae di Roma, dove fino a venerdì 27 sono in corso i lavori assembleari, il cardinale Bertone ha presieduto la messa della v domenica di Pasqua. Hanno concelebrato i cardinali Rodríguez Maradiaga, presidente di Caritas internationalis, e Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, numerosi presuli e prelati — tra cui l’arcivescovo Vegliò, presidente del dicastero vaticano per la pastorale dei migranti e degli itineranti, e i monsignori Wells, assessore della Segreteria di Stato, Balestrero, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, Piechota e Lucchini, della segreteria del cardinale Bertone — e sacerdoti incaricati della Caritas. Ha diretto il rito monsignor Karcher, cerimoniere pontificio.

All’omelia — pronunciata soprattutto in spagnolo e con brani in altre lingue — il segretario di Stato ha ringraziato a nome di Benedetto XVI i responsabili dell’organismo internazionale, delle Caritas nazionali e di altre istituzioni sorelle a livello diocesano e parrocchiale, in particolare per l’azione svolta dopo le calamità naturali ad Haiti e in Giappone, e per l’impegno assicurato nelle emergenze dovute a conflitti, come in Costa d’Avorio, o a situazioni di povertà estrema. «In tutte queste dolorose realtà — ha detto — questa benemerita istituzione ecclesiale è chiamata a mostrare che il mondo è un’unica famiglia, la famiglia dei figli di Dio: “One human family, zero poverty”», ha aggiunto citando il tema dell’assemblea.

L’opera di Caritas internationalis, del resto, si colloca all’interno di una dimensione fondamentale della carità strutturata della Chiesa. «La vostra attività — ha detto in proposito — è una manifestazione pubblica della Chiesa come Corpo di Cristo e come Popolo di Dio».

Nella sua riflessione il porporato ha preso spunto dalle letture, mettendo in luce come vivere nella Chiesa significhi farne propria la missione, cooperando ai suoi compiti di salvezza, che sono l’annuncio della Parola di Dio ( kerygma-martyria ), la celebrazione dei Sacramenti ( leiturgia ) e il servizio della carità ( diakonia ). «Questi tre compiti si presuppongono a vicenda — ha commentato — e non possono essere separati l’uno dall’altro». Pertanto «la pienezza della missione di Caritas internationalis si compie nella Chiesa e allo stesso tempo questo organismo, con tutto l’insieme delle Caritas locali, offre ai fedeli un’opportunità privilegiata di condividere la missione della Chiesa».

Una carità ecclesiale, questa, che a sua volta ha una duplice espressione: «La prima sul versante interno alla comunità — ha affermato il cardinale Bertone citando l’enciclica di Papa Ratzinger Deus caritas est — e la seconda rivolta verso tutti, secondo il modello del buon Samaritano, che si fa carico del bisogno del fratello, chiunque egli sia». Ed è quanto realizzato dalla Caritas internationalis, con lo sviluppo della sua azione lungo questi sessant’anni di storia; in modo molto particolare, da quando nel 2004 le è stata attribuita personalità giuridica canonica pubblica, che ha costituito l’organismo in una qualificata comunione con la gerarchia della Chiesa.

Quindi il segretario di Stato ha parlato del rapporto di Caritas internationalis con le autorità internazionali. «All’interno dei termini propri del suo peculiare modo di partecipare alla missione della Chiesa e dello specifico mandato come persona pubblica canonica, e se in comunione con i legittimi Pastori», essa svolge un’«azione di advocacy », che «è una ricchezza della Chiesa. Tuttavia — ha messo in guardia — esiste un altro livello di servizio che precede e supera per importanza quello presso le autorità pubbliche. È quello di raggiungere, in modo convincente e rispettoso, la mente e il cuore dei credenti e di tutte le persone di buona volontà affinché riconoscano nei poveri i loro fratelli. È ciò che intendeva Paolo VI quando insisteva sul compito primariamente educativo della Caritas». Del resto «tanto l’ideologia liberista quanto quella collettivista, pur contenendo ciascuna aspetti di verità mutuati dal Cristianesimo, hanno illuso la gente promettendo il paradiso sulla terra». Ma esso «in questo tempo storico, non si otterrà mai».

Infine il cardinale Bertone ha evidenziato come alla base di tutte le miserie ci siano «l’egoismo e l’indifferenza, che in campo politico si manifestano specialmente nella corruzione». Per questo Caritas internationalis e le Caritas nazionali e locali «fanno un bene immenso quando aiutano le persone e le comunità a riconoscere con amore la presenza di altri fratelli nel bisogno, che è la presenza di Cristo stesso; quando riescono a scuotere le loro coscienze, affinché, sia nelle libere iniziative, sia nella collaborazione con la carità organizzata della Chiesa, sentano sempre l’esigente premura della condivisione evangelica». Consiste proprio in questo, secondo il porporato, l’impegno fondamentale di Caritas: «Svelare il volto dei fratelli, aiutare i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà a prendersi cura come propri dei loro bisogni e dell’esigenza di pieno riconoscimento della loro dignità». Un compito che è anche l’obiettivo di un «rinnovato rapporto con gli organismi della Santa Sede», che il cardinale Bertone ha auspicato come frutto dei lavori dell’assemblea, «per poter eseguire la diaconia della carità nella sua pienezza — ha concluso — non limitandosi a dare aiuti materiali e a difendere i diritti dei poveri, ma cercando di risvegliare in tutti i destinatari della nostra azione la coscienza della loro dignità; per poter rafforzare negli uomini una consapevolezza operativa di fraternità».

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19 settembre 2019

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