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Per una società più giusta
e solidale in America

· L’inviato del Papa all’inaugurazione del congresso missionario continentale ·

«Il Signore ci faccia evangelizzatori e missionari gioiosi ed entusiasti di portare il suo nome alle periferie del mondo attuale e al servizio di una società più giusta, solidale e fraterna»: lo ha auspicato l’inviato speciale del Papa in Bolivia per il quinto congresso missionario americano (Cam 5) presiedendone l’atto inaugurale mercoledì mattina, 11 luglio, a Santa Cruz de la Sierra. Di seguito pubblichiamo quasi integralmente il discorso pronunciato dal cardinale prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

di Fernando Filoni

Questo congresso si riannoda a quello celebrato a Maracaibo e ai precedenti che rappresentano significative tappe dell’impegno missionario in questo grande continente. Essi rientrano, a loro volta, nel progetto missionario di Cristo che, dapprima inviò i suoi discepoli a preparargli la via nei villaggi in cui stava per recarsi, poi allargò il campo, inviandoli in tutto il mondo per annunciare la buona notizia del Vangelo e battezzare tutte le genti nel segno e nel nome della Trinità. Noi non possiamo non pensare alla speranza e consolazione con cui Gesù aveva invitato i suoi discepoli a guardare il nuovo e ampio orizzonte dell’umanità: «Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Giovanni, 4, 35). Dio ha un disegno anche, e in special modo, su questo continente americano, al quale, come ebbe a rilevare spesso Giovanni Paolo II, la Chiesa ha dato grande impulso missionario nella seconda parte del millennio scorso.

Nella convocazione di questo congresso gli organizzatori, infatti, hanno scritto che «le Chiese particolari delle Americhe, dal tempo di Aparecida, si sono compromesse con la missione di annunciare la Buona Notizia di Gesù Cristo nella realtà sociale che sfida il nostro continente, in risposta alle sfide di questi tempi marcati da profondi e vertiginosi cambiamenti di portata globale, che comportano opportunità, ma anche impatti che sconcertano il nostro popolo nell’ambito culturale e religioso. In questo contesto, la missione oggi chiede alle nostre comunità di rispondere con generosità, creatività e ardore alla chiamata costante e incessante del Papa Francesco, affinché si vada verso un profondo processo di evangelizzazione nel nostro continente e nel mondo».

Sono parole che condivido pienamente e che avranno uno sviluppo nel corso non solo di questo congresso, ma anche dell’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica nell’ottobre 2019, e che si celebrerà in coincidenza con il mese missionario straordinario, attraverso il quale il Pontefice intende richiamare tutta la Chiesa — come ha scritto nella lettera a me diretta il 22 ottobre 2017 — a un rinnovato impegno ed entusiasmo missionario. Questo mese missionario straordinario è stato indetto dal Papa nella ricorrenza del centenario della lettera apostolica Maximum illud, di Benedetto XV, con la quale aveva voluto «riqualificare evangelicamente» l’opera missionaria ad gentes, «purificandola da qualsiasi incrostazione coloniale», staccandola dalle «mire nazionalistiche ed espansionistiche che tanti disastri avevano causato». I frutti di quello speciale impulso dato alla missio ad gentes da Benedetto XV, furono largamente riconosciuti e raccolti dal concilio Vaticano II, di cui il decreto Ad gentes fu colonna portante e aprì la strada a due successivi indimenticabili documenti, anch’essi dei pilastri nel grande e meritorio sviluppo della missionarietà di questi ultimi decenni: l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (1975) di Paolo VI, e la lettera enciclica Redemptoris missio (1990) di Giovanni Paolo II.

Ulteriore sviluppo nei nostri giorni è, infine, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, Evangelii gaudium (Eg), in cui il Santo Padre mette tutta la Chiesa in stato permanente di evangelizzazione. Questo congresso, pertanto, è chiamato a raccogliere questa visione del Papa, a farla sua e adeguarla alla ricca varietà delle situazioni nel continente americano. Come molti di noi ben sanno, Papa Francesco riconosce tre ambiti di azione nell’opera di evangelizzazione, che furono già tracciati in una delle Propositio (7) del Sinodo dei vescovi del 2012, circa «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana»: il primo ambito è quello della pastorale che orienta alla crescita spirituale e morale dei credenti, affinché rispondano meglio e con tutta la loro vita all’amore di Dio, il secondo ambito è quello delle persone battezzate che non vivono le esigenze del battesimo, cioè apparentemente non sperimentano più la consolazione della fede, e, infine, il terzo è l’ambito missionario ad gentes, cioè di coloro che non conoscono Cristo e lo hanno rifiutato (cfr. Eg, 14). Nel loro complesso questi tre ambiti sono presenti nelle Americhe e rappresentano oggi la massima sfida per la Chiesa (cfr. Ibidem, 15).

Vorrei mettere in guardia da un pericolo in cui si cade quando viene meno la freschezza del Vangelo e l’entusiasmo della vocazione missionaria e ci si lascia prendere o dalle infedeltà personali o dalla crisi dell’efficacia e delle apparenze; voglio dire che noi non ci fidiamo più della parola di Gesù, che nel contesto della missionarietà ancora ci ricorda: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Luca, 9, 23). Dobbiamo guardarci dalla logica dell’algoritmo, ritenendo che l’efficientismo soluzionistico sia la vera logica da seguire. Non è nemmeno abbassando il livello della generosità che si risolve, ad esempio, il problema delle vocazioni missionarie; piuttosto lo si deve affrontare incrementando un’autentica pastorale missionaria, una generosa condivisione di personale apostolico tra Chiese più ricche e Chiese più povere, e, infine, il lasciarsi prendere da un profondo e generoso amore per il servizio delle comunità prive dell’annuncio del Vangelo. Inoltre, è necessario motivare tutte le realtà ecclesiali alla missionarietà: vescovi, sacerdoti, religiose, religiosi, laici, parrocchie, associazioni, gruppi e singole persone, perché la missionarietà aiuta la fede e la entusiasma. Si vada sempre alla radice e alla sostanza della questione, ma non si ceda nelle difficoltà o nelle problematiche, al ribasso ecclesiologico o all’occasionalismo delle soluzioni, specialmente quando si tratta della qualità del personale e dell’impegno missionario. In molte parti dell’America c’è bisogno di autentici ministri del Vangelo. Noi tutti, infatti, siamo debitori della nostra fede alla generosità di evangelizzatori e missionari che ci hanno preceduto e non credo che questa generosità si sia esaurita.

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19 luglio 2018

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