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Per una società che include

· ​Nel discorso ai detenuti il Papa ricorda che sicurezza e ordine non si ottengono solo incarcerando ·

Chi ha sperimentato l’inferno può diventare un profeta

“Celebrare il Giubileo della misericordia con voi è ricordare il cammino urgente che dobbiamo intraprendere per rompere i giri viziosi della violenza e della delinquenza”. 

Lo ha detto Papa Francesco incontrando i detenuti del Centro de readaptación social estatal n. 3 di Ciudad Juárez, ultima tappa del suo viaggio in Messico. “La misericordia divina – ha detto - ci ricorda che le carceri sono un sintomo di come stiamo nella società, in molti casi sono un sintomo di silenzi e di omissioni che hanno provocato una cultura dello scarto. Sono un sintomo di una cultura che ha smesso di scommettere sulla vita; di una società che, a poco a poco, è andata abbandonando i suoi figli”.

“La preoccupazione di Gesù per gli affamati, gli assetati, i senza tetto o i detenuti – ha aggiunto il Pontefice - intendeva esprimere le viscere di misericordia del Padre, ed essa diventa un imperativo morale per tutta la società che desidera disporre delle condizioni necessarie per una migliore convivenza. Nella capacità di una società di includere i suoi poveri, i suoi malati o i suoi detenuti risiede la possibilità per essi di poter sanare le loro ferite ed essere costruttori di una buona convivenza”.

Il discorso del Papa 

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22 maggio 2019

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