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Una sintesi della teologia della misericordia

· Nell’inaugurazione del centro per il trattamento della malnutrizione per i bambini a Bangui ·

Il magistero di Papa Francesco, dal punto di vista della teologia della Misericordia, ha trovato una straordinaria sintesi in quanto è avvenuto sabato mattina nella capitale centroafricana, Bangui. Dopo due anni e mezzo di lavori è stato infatti inaugurato il Centro per il trattamento della malnutrizione per i bambini, nell’ambito dell’unico ospedale pediatrico, per l’occasione ristrutturato, della Repubblica Centrafricana, uno dei paesi a più basso indice di sviluppo umano al mondo (187° su 188). La presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, e l’elemosiniere pontificio, cardinale Konrad Krajewski, hanno tagliato il nastro del presidio ospedaliero ristrutturato e ampliato per volontà di Papa Bergoglio che l’aveva visitato in occasione dell’apertura della Porta Santa del Giubileo della Misericordia nel 2015. Le parole del Santo Padre sono risuonate sabato mattina, attraverso un videomessaggio, nel quale ha manifestato l’augurio che l’ospedale «possa diventare un centro di eccellenza, dove i bambini possano trovare risposta e sollievo alle loro sofferenze con tenerezza e amore».

All’inaugurazione erano presenti tra gli altri, il nunzio apostolico nella Repubblica Centrafricana, Santiago De Wit Guzmán; il precedente nunzio a Bangui e attuale nunzio in Messico, Franco Coppola; il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadéra, il ministro della salute Pierre Somsé, il sindaco di Bangui, Blaise Nakombo, il comandante della Gendarmeria vaticana, Domenico Giani, e il direttore di Medici con l’Africa Cuamm, don Dante Carraro. La cerimonia è stata segnata dalla commozione dei presenti per il conferimento, da parte del presidente della Repubblica Centrafricana, dell’onorificenza di commendatore per meriti speciali alla signora Enoc e del titolo di ufficiale per gli stessi meriti alla sue due strette collaboratrici Ombretta Pasotti e Marta Brancaleoni.

La Repubblica Centrafricana, è bene rammentarlo, è stata sconvolta da violenti conflitti civili interni, l’ultimo dei quali scoppiato nel 2013, con effetti devastanti sulla popolazione locale, in particolare i bambini. Ma al di là della narrazione, è importante sottolineare che quanto è avvenuto a Bangui, alla prova dei fatti, ha attualizzato i fondamentali del pensiero del pontefice, all’insegna della periferia, locus per eccellenza della missione. Come sottolineato dallo stesso papa Francesco nel suo videomessaggio per l’occasione, «la prima cattedrale ad aprirsi per l’Anno Santo nel 2015 è stata quella della capitale centroafricana e non quella di San Pietro». E il Santo Padre — ha commentato il cardinal Krajewski — «in nome della Misericordia, non ha mai lasciato questo Paese», dimostrando «di essere dichiaratamente dalla parte dei poveri». Ecco che allora non solo la Porta Santa a Bangui è rimasta sempre spalancata come segno di accoglienza incondizionata, ma la Chiesa centroafricana ha fatto la scelta d’essere con gli ultimi, coloro che sopravvivono nei bassifondi della Storia.

Si tratta evidentemente di un “Mondo capovolto” all’insegna delle Beatitudini, che trovò la sua “primigenia inspiratio” nella visita che Papa Francesco fece all’ospedale pediatrico di Bangui quando durante il suo viaggio giubilare, nel novembre del 2015, incontrò numerosi bambini in grave stato di denutrizione, ricoverati sotto delle tende. «Un’esperienza straziante» confessò alla Enoc il Papa che, attraverso il coinvolgimento dell’ospedale Bambino Gesù, della sua fondazione, unitamente con Medici con l’Africa Cuam e Azione contro la fame, ha destinato al progetto di Bangui tre milioni di euro delle donazioni a lui pervenute in diverse occasioni.

A questi fondi si è aggiunta la somma di 750 mila euro ricavati da varie iniziative di solidarietà promosse dalla Gendarmeria vaticana e un’altra donazione di una parrocchia di Novara (circa un milione di euro). Tutto nella cristiana certezza che, come leggiamo negli Atti, nella vita c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

da Bangui
Giulio Albanese

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24 agosto 2019

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