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Una singolarissima bambola

· Dal Giappone in dono al Papa ·

Al termine dell’udienza generale del 19 ottobre, tra i doni che Junji Ito, critico d’arte e docente all’università di Toyama, ha consegnato al Papa, v’è una bambola di terracotta in stile Hakata, raffigurante il suo antenato Mancio Ito. Costui era uno dei quattro giovani ambasciatori del padre gesuita Alessandro Valignano che, il 10 febbraio 1582, salpò dal porto di Nagasaki in direzione Roma. Ricevuti in udienza da Gregorio XIII (marzo 1585), al loro rientro in patria i giovani (tra cui vi era il beato Giuliano Nakaura) trovarono un clima terribilmente cupo: il cristianesimo era stato proibito, e il loro destino fu il martirio.

La bambola testimonia l’influenza che la cultura occidentale, specie cattolica, esercitò allora sull’arte giapponese. Si noti, nella statuina, il colletto: per solito liscio, qui invece è quello a gorgiera tipico dei missionari portoghesi. Junji Ito, in particolare, è convinto che l’evento più simbolico dello scambio culturale tra Occidente e Oriente dell’epoca fu l’udienza del 1585. È proprio l’arte il motivo per cui Ito è a Roma: sempre il 19 ottobre, infatti, al Museo dei Fori Imperiali, si è aperta la mostra «La luce» (fino al 30) da lui curata, che attraversa oltre quattrocento anni di storia per giungere fino all’arte giapponese contemporanea.

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20 ottobre 2019

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