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Una sinfonia in salita

· La «Nona» di Beethoven al Teatro alla Scala per la Giornata mondiale delle famiglie ·

La Nona sinfonia di Beethoven è tutta in salita. L’Inno alla gioia è il panorama che si gode dalla vetta. Prima però bisogna pedalare parecchio e questa volta tocca a Daniel Barenboim, alla guida di Orchestra  e Coro del Teatro alla Scala e di solisti di livello. Toccherà a loro riempire quelle «quinte vuote» che, come spiegava Benedetto XVI in un discorso del 27 ottobre 2007, all’inizio del primo movimento restituiscono «il vuoto interno di chi dalla sordità era stato spinto nell’isolamento».

Poche note bastano a Beethoven per descrivere il suo dramma esistenziale, si sente solo, tradito, incompreso, ma non si compiace del dolore, non è un romantico. Trova rifugio temporaneamente nell’eloquenza del primo movimento, richiamando un individualismo assoluto  sperimentato nella Terza e nella Quinta. Ma ormai quella visione è superata, non esistono più eroi. Il balzo nella fantasia dello Scherzo è un sollievo da poco: il balsamo allevia il dolore ma non intacca la sofferenza. Finalmente l’Adagio riconduce la carica dei temi universali nell’ambito delle confessioni personali, un processo di maturazione che trova nella religiosità e nel moralismo kantiano le possibili ancore di salvezza. Eccolo dunque il finale, appello corale all’umana fratellanza: una speranza che nasce dal passaggio nella più desolata solitudine, la necessità dell’ottimismo direttamente dedotta dalla disperazione.

Ma la salita è dura e l’uomo è solo. Il mito rivoluzionario di Napoleone si è già infranto nella dittatura, Vienna idolatra Rossini ed esige disimpegno. Beethoven invece continua a porre interrogativi. Non sempre trova risposte. Procede per tentativi utilizzando le sonate per pianoforte come palestra di scrittura. Nell’ ultima, l’opera 111, approda a una sorta di introduzione senza seguito che rimane sospesa. Sospesa come l’ inizio della Nona, sospesa come un’opera che avviandosi a concludere è  costretta a invocare l’uso della parola.

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17 ottobre 2019

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