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Una sfida per l’Europa

· Nel dramma dell’immigrazione ·

Sono un vescovo che vive al confine sud dell’Italia e, pertanto, mi confronto con la situazione di questo Paese, dove, in meno di vent’anni, l’immigrazione è decuplicata e in soli cinque anni è più che raddoppiata. In questi anni sono stato testimone del percorso dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Lampedusa, che significa sia faro (dal latino lampas, fiaccola) sia pietra d’inciampo (dal greco lèpas, scoglio), è l’isola delle contraddizioni. In piccolo, è il mondo. Chi la abita vuole trasferirsi altrove, mentre per chi arriva dal continente africano è l’inizio del nord migliore. Sogno questo che per molti si trasforma in tragedia: sono sepolti nella tomba liquida, che è il Mediterraneo, più di 20.000 annegati. Eppure in queste acque, nel corso dei secoli, popolazioni diverse si sono incontrate e confrontate. Dall’altra parte del mare ci sono uomini e donne che vogliono vivere più dignitosamente.

Di fronte a queste aspettative e ai tentativi di raggiungerle, c’è l’atteggiamento dei nostri Paesi che vedono con preoccupazione questi afflussi, non disgiunti da altre sfide, come, a esempio, il fatto che nuove politiche economiche nel continente africano ed eventuali nuovi assetti del Mediterraneo potrebbero destabilizzare consolidati equilibri economici, politici e sociali del vecchio continente. Tra i desideri di quella gente e la nostra paura c’è la gente di Lampedusa, modello nuovo e vecchio di convivenza e di rispetto possibili.

La Santa Sede auspica che gli Stati membri europei possano condividere efficaci misure comuni per affrontare questioni di prioritaria importanza, come l’assistenza di emergenza ai richiedenti asilo e la creazione di canali umanitari per facilitare le procedure burocratiche e ridurre i centri di detenzione, la protezione dei minori non accompagnati, il ricongiungimento familiare e il contrasto alla migrazione irregolare per vincere la battaglia contro il contrabbando e il traffico di esseri umani, che il Santo Padre Francesco ha definito «piaga vergognosa del nostro tempo». Le misure normative, che l’Unione europea è chiamata oggi ad assumere in campo migratorio, possono diventare un modello per altre aree del mondo, se non dimenticano la storia di grande esperienza umanitaria del continente europeo e le sue radici nel rispetto della dignità di ogni persona. 

di Francesco Montenegro

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13 dicembre 2019

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