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Una sfida difficile

· ​Le poste in gioco del lungo negoziato internazionale sul riscaldamento globale ·

«Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti» e per questo nella lotta al riscaldamento globale «quel che è in gioco è la dignità di noi stessi». Le parole della Laudato si’ colgono pienamente l’obiettivo cruciale della conferenza di Parigi: un grande impegno politico, economico e culturale che sia capace di ridisegnare il nostro modello di sviluppo globale per ridurre il riscaldamento climatico e i suoi effetti. E questo nella consapevolezza che — come sottolinea Papa Francesco — «molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti». Parigi rappresenta quindi un’occasione unica per costruire una baseline di impegni e contributi comuni, perché «l’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, a un progetto comune».

La Delegazione della Santa Sede alla conferenza è composta da: il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e capo-delegazione; il cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, presidente del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace e capo-delegazione alterno; l’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente a New York e capo-delegazione aggiunto; l’arcivescovo Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia; il vescovo Leonardo Ulrich Steiner, vescovo ausiliare di Brasilia e segretario generale della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile; monsignor Rubén Darío Ruiz Mainardi, consigliere di nunziatura; monsignor Luis Miguel Muñoz Cárdaba, consigliere di nunziatura; Paolo Conversi, officiale della Segreteria di Stato; Tebaldo Vinciguerra, officiale del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace; Veerabhadran Ramanathan, membro della Pontificia Accademia delle scienze; Marcus Wandinger, esperto; Bernd Nilles, segretario generale della Cidse; Adriana Opromolla, della Caritas Internationalis. Si tratta di una Delegazione che vede la partecipazione di rappresentanti di diversi organi della Santa Sede e di ong cattoliche provenienti da quattro continenti.
La Cop21 è solo l’ultima fase di un lungo negoziato iniziato con la conferenza di Rio nel 1992, durante la quale venne adottata la Convenzione-quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc), entrata in vigore nel marzo 1994, a cui hanno aderito 196 Stati. Tre anni dopo venne approvato il Protocollo di Kyoto, legalmente vincolante, che disponeva l’obbligo per i soli Paesi industrializzati di ridurre nel periodo 2008/2012 le emissioni dei principali gas serra; esso è entrato in vigore nel 2005 e nel 2012 è stato adottato un emendamento, non ancora vigente, che va a coprire il periodo 2013/2020. Alla conferenza di Durban nel 2011 è stato istituito un gruppo di lavoro (adp, Ad hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action) con il mandato di elaborare entro il 2015 un nuovo strumento giuridico internazionale, che abbia effetto dal 2020 e coinvolga tutti i Paesi. Alla Cop21 si intende portare a termine i lavori dell’adp.
La Santa Sede partecipa attivamente ai dibattiti che si svolgono in questo foro, nel quale sono ampie le ripercussioni etico-sociali che richiamano numerosi principi della Dottrina sociale della Chiesa. Essa ha sempre ribadito alcuni concetti base, che hanno raccolto un ampio consenso: l’imperativo etico ad agire di fronte ai problemi legati al riscaldamento globale, l’opportunità di avviare nuovi modelli di sviluppo, l’esigenza di incidere sul cambiamento degli stili di vita, l’attenzione agli Stati più vulnerabili e alle generazioni future, l’importanza di raggiungere un accordo giusto, così come la necessità di promuovere l’educazione alla responsabilità ecologica.  

di Luca M. Possati

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07 dicembre 2019

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