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Una scommessa
da vincere

· A colloquio con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio ·

Niente più armi e niente più rumori del pianto. Niente più silenzio dopo lo shock delle esplosioni. Il Mozambico ha diritto alla normalità che aveva dimenticato. Ne è convinto Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che ha avuto un ruolo cruciale nel processo di pace in Mozambico, quando, dopo la lunga guerra civile, proprio con la mediazione italiana vennero raggiunti a Roma gli accordi del 1992. Seguiti da altri lunghi anni di negoziati, hanno condotto alla storica intesa dello scorso mese di agosto, con l’indizione di elezioni per il 15 ottobre. Visibilmente emozionato, Riccardi ha risposto alle nostre domande.

Cosa si aspetta possa accadere in Mozambico a partire dei prossimi mesi?

La visita di Papa Francesco in Mozambico chiude una stagione e necessariamente ne apre un’altra. Dopo l’accordo di pace tutto cambia e le parole del Pontefice sono semi per costruire una pace duratura. Era il 1992 quando, a Roma, veniva scritto il primo capitolo di questo lungo percorso. Finiva una guerra che aveva fatto un milione di morti. Allora i protagonisti di questa storia vennero a cercare, proprio a Roma, la fine di un conflitto civile di cui non si riusciva a vedere una via d’uscita, malgrado i ripetuti tentativi della comunità internazionale. La chiave fu la fiducia: venire a Roma, a Sant’Egidio, accettando l’invito di una comunità cristiana che non aveva interessi economici o di altro tipo da difendere e che offriva un terreno neutro d’incontro per riconoscersi fratelli, perché pur sempre figli di uno stesso Paese, dopo essersi combattuti e uccisi a vicenda. Il metodo: mettere da parte, pazientemente — lungo il corso di due anni — ciò che divide, facendo emergere ciò che unisce, come ci aveva insegnato Giovanni xxiii e come c’incoraggiava a fare il concilio Vaticano  II.

Quali sono le insidie più importanti di questo percorso verso una pace duratura?

Senza dubbio è una democrazia che deve essere consolidata ed è una società in radicale trasformazione. Qui siamo passati da una condizione agricola piuttosto antiquata alla modernità veloce della città. È qualcosa di incredibile la trasformazione che è avvenuta in questo Paese. Però non bisogna essere attenti agli ultimi e non dimenticare nessuno. Noi, come Sant’Egidio, siamo impegnati per esempio nella cura dell’Aids in quindici centri lungo il Paese. Venerdì il Papa ne visiterà uno, a Zimpeto. Perché dopo la guerra l’Aids stava strangolando soprattutto le giovani generazioni. La visita del Pontefice è un grande aiuto. E il Mozambico riuscirà a vincere la scommessa più importante. Quella della pace.

dal nostro inviato Silvina Pérez

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22 febbraio 2020

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