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Emiri coraggiosi

· La legge antidiscriminazione varata dal Governo di Abu Dhabi ·

«Questa legge vieta la discriminazione sulla base di “religione, casta, credo, dottrina, razza, colore, od origine etnica”. Ciò significa che si rigettano anche le discriminazioni che vengono compiute all’interno dell’islam stesso. Molte guerre che si combattono nella regione araba hanno infatti l’apparente motivazione di un conflitto fra sunniti e sciiti. Questa legge porta all’uguaglianza assoluta fra le persone, quasi ispirata alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

È un vero passo avanti». Parole del padre gesuita e islamologo Samir Khalil Samir, il quale, commentando per AsiaNews la nuova legge-decreto contro le discriminazioni (anche religiose) varata di recente negli Emirati Arabi Uniti, parla di «un gesto controcorrente e nuovo, rispetto agli altri Paesi della regione, bloccati nel totalitarismo islamico». Nel territorio della federazione del resto vi sono ventiquattro chiese, alla cui costruzione hanno contribuito gli stessi emiri. I cristiani vi sono trattati con rispetto e non è raro vedere fedeli residenti in Arabia Saudita spostarsi ad Abu Dhabi per celebrare il Natale o la Pasqua.

«Un altro elemento positivo da mettere in luce — afferma Samir — è quando si dice che la discriminazione può avvenire per iscritto, per immagini (televisione), o sui social network. Gli Emirati sono consci dell’uso massiccio di questi veicoli e bocciano come “un atto criminale” il diffondere discriminazione e odio con tali mezzi. Vi è anche una punizione prevista per chi bolla gli altri come “infedeli” (takfir), perché, se si definisce uno come “infedele” o “miscredente” (kafir), il diritto islamico mi permette di ucciderlo. Secondo la legge islamica io non posso uccidere un cristiano o un ebreo, che vivono come “protetti” (dhimmi) ma posso uccidere un “pagano”, un ateo, un membro di altre religioni. Nell’islam l’infedele non è “protetto”, può solo o convertirsi all’islam o essere ucciso. L’Is usa con facilità questa norma, uccidendo perfino i cristiani, e questo è contro la legge islamica». Altro passo nuovo — spiega il padre gesuita — è la condanna per aver provocato l’odio religioso: «Nel diritto, di solito, non esistono crimini di “odio”. Questo aspetto è davvero coraggioso e insegna qualcosa anche a noi in Occidente: basti pensare a quanto disprezzo vi sia in Europa contro i migranti, o contro i neri negli Stati Uniti. Da noi in Medio oriente l’odio ha quasi sempre un connotato religioso». Nella legge, infine, «è prevista una punizione per chi sostiene dall’esterno gruppi violenti, in particolare con i soldi».

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09 dicembre 2019

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