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Una risposta responsabile ai cambiamenti climatici

· Agli studenti il Papa chiede di essere «custodi della vita e del creato» ·

E all’Angelus ricorda che l’Avvento è un invito a orientare la vita verso un Dio Padre e Amico

Non ci sarà «un futuro buono per l’umanità sulla terra» se non ci si educa a «uno stile di vita più responsabile nei confronti del creato». Lo ha detto il Pontefice ricevendo lunedì 28 novembre studenti e docenti italiani che aderiscono al progetto «Ambientiamoci» della Fondazione Sorella Natura. L’appello segue quello lanciato all’Angelus di domenica 27, quando Benedetto XVI ha chiesto ai partecipanti alla conferenza internazionale di Durban «una risposta responsabile, credibile e solidale» ai cambiamenti climatici. In precedenza il Papa aveva dedicato all’Avvento la seguente riflessione.

Cari fratelli e sorelle!

Oggi iniziamo con la Chiesa il nuovo Anno liturgico: un nuovo cammino di fede, da vivere insieme nelle comunità cristiane, ma anche, come sempre, da percorrere all’interno della storia del mondo, per aprirla al mistero di Dio, alla salvezza che viene dal suo amore. L’Anno liturgico inizia con il Tempo di Avvento: tempo stupendo in cui si risveglia nei cuori l’attesa del ritorno di Cristo e la memoria della sua prima venuta, quando si spogliò della sua gloria divina per assumere la nostra carne mortale.

«Vegliate!». Questo è l’appello di Gesù nel Vangelo di oggi. Lo rivolge non solo ai suoi discepoli, ma a tutti: «Vegliate!» ( Mc 13, 37). È un richiamo salutare a ricordarci che la vita non ha solo la dimensione terrena, ma è proiettata verso un «oltre», come una pianticella che germoglia dalla terra e si apre verso il cielo. Una pianticella pensante, l’uomo, dotata di libertà e responsabilità, per cui ognuno di noi sarà chiamato a rendere conto di come ha vissuto, di come ha utilizzato le proprie capacità: se le ha tenute per sé o le ha fatte fruttare anche per il bene dei fratelli.

Anche Isaia, il profeta dell’Avvento, ci fa riflettere oggi con una preghiera accorata, rivolta a Dio a nome del popolo. Egli riconosce le mancanze della sua gente, e a un certo punto dice: «Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te; perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità» ( Is 64, 6). Come non rimanere colpiti da questa descrizione? Sembra rispecchiare certi panorami del mondo post-moderno: le città dove la vita diventa anonima e orizzontale, dove Dio sembra assente e l’uomo l’unico padrone, come se fosse lui l’artefice e il regista di tutto: le costruzioni, il lavoro, l’economia, i trasporti, le scienze, la tecnica, tutto sembra dipendere solo dall’uomo. E a volte, in questo mondo che appare quasi perfetto, accadono cose sconvolgenti, o nella natura, o nella società, per cui noi pensiamo che Dio si sia come ritirato, ci abbia, per così dire, abbandonati a noi stessi.

In realtà, il vero «padrone» del mondo non è l’uomo, ma Dio. Il Vangelo dice: «Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati» ( Mc 13, 35-36). Il Tempo di Avvento viene ogni anno a ricordarci questo, perché la nostra vita ritrovi il suo giusto orientamento, verso il volto di Dio. Il volto non di un «padrone», ma di un Padre e di un Amico. Con la Vergine Maria, che ci guida nel cammino dell’Avvento, facciamo nostre le parole del profeta. «Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani» ( Is 64, 7).

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