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Per una riforma
della Chiesa

· Convegno all’Urbaniana ·

«Ricalca la determinazione di Papa Francesco di dare concretezza alla “riforma della Chiesa in uscita missionaria”» il convegno apertosi martedì mattina 13 marzo alla Pontificia università Urbaniana sul tema «Riforme nella Chiesa, riforma della Chiesa». È stato lo stesso gran cancelliere dell’ateneo, il cardinale Fernando Filoni, a sottolinearlo nel suo intervento introduttivo ai lavori che si concludono giovedì 15.

Nel giorno del quinto anniversario dell’elezione del Pontefice argentino, il prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli ha sottolineato come «il pensiero e l’azione del Santo Padre» siano talmente chiari «che a nessuno sfugge un dato di fatto: ossia che egli non concepisce» il processo avviato «come opportunistica rinuncia a elementi storicizzati della tradizione della Chiesa», né tantomeno «per consentire l’ingresso in essa dei mutevoli e contrastanti venti del relativismo, del secolarismo, del riduzionismo, dell’irenismo»: tutte «tendenze — ha chiarito il porporato — che impazzano nell’amalgama del “mondo reale” e del “mondo del web”». Al contrario «e propriamente» Francesco lo «concepisce come effettiva “trasformazione missionaria della Chiesa”. Questa, dunque, la “riforma della Chiesa” che genera le “riforme nella Chiesa”».

In proposito il prefetto di Propaganda fide ha evidenziato come «le recenti attività di ricerca svolte» all’Urbaniana «si siano distinte per l’impegno a compulsare specifiche istanze del permanente discernimento e del conseguente rinnovamento pastorale e missionario che nel nostro tempo lo Spirito santo sollecita e sostiene nel cuore profondo della Chiesa». Ma, ha aggiunto, «la sintonia ricercata con l’istanza tutta missionaria della “riforma della Chiesa”, assume un significato speciale», poiché «venne fatta già propria dal concilio Vaticano II e da allora è stata invocata come urgente nelle e dalle Chiese locali ed è stata insistita negli insegnamenti dei Pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco».

Dunque «se tale sintonia non fosse stata perseguita» — ha avvertito il cardinale Filoni — l’Urbaniana «avrebbe resa opaca la sua identità e disattesa la sua finalità». Infatti «per la caratterizzazione missionaria», l’ateneo «non poteva non impegnarsi nel conseguente supplementare compito di riflessione e studio, sia ponendosi in dialogo con ogni soggetto portatore di semi e proposte di rinnovamento spirituale e strutturale, sia prestando il religioso ossequio dell’intelletto e della volontà alla dottrina del magistero vivo della Chiesa». Del resto, oggi è proprio «il magistero a percepire i segni contradditori dei tempi e a scuotere le coscienze, perché tutti collaborino con lo Spirito santo nella “trasformazione” dell’interiorità invisibile e del volto visibile della Sposa di Cristo». Quello stesso Spirito «che incessantemente muove la Chiesa a una permanente purificazione e riforma di sé, perché vada avanti senza lasciarsi condizionare da pesi di strutture storico-culturali, divenute ormai sterili, e diriga i suoi passi sui più aspri e ardui cammini della famiglia umana».

In tale contesto, ha concluso il cardinale Filoni, gli studenti e i docenti della comunità accademica «sono portatori dei molteplici fermenti dell’urgenza del rinnovamento e della trasformazione», riassumendo in loro stessi «lo scenario delle Chiese dei popoli, delle nazioni e dei continenti». Difatti la maggior parte degli allievi «ritorna nelle Chiese locali dove il cambiamento epocale, favorito dalla globalizzazione, coinvolge singole persone e interi popoli che, loro malgrado, vengono travolti da un accelerato e omologante processo di de-umanizzazione spirituale e di sistematica esclusione dei più deboli dal cosiddetto “banchetto del benessere”, in nome dell’imperativo del progresso economico da conseguire a tutti i costi e senza distrazioni». Anche perché è soprattutto in tali realtà che «l’inculturazione del Vangelo assume un significato di umanizzazione spirituale di culture tra loro differenti e di sviluppo integrale dei popoli».

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