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Una riflessione audace

· Maria nell’interpretazione di Massimo Cacciari ·

«Generare Dio»: già il titolo di questo piccolo ma densissimo libro di Massimo Cacciari (Bologna, il Mulino, 2017, pagine 105, euro 12, primo di una nuova collana dedicata al pensiero che nasce dalle immagini) è audace e dà corpo a un non detto che aleggia intorno a Maria. Della madre di Gesù, in genere, si sottolinea l’umiltà, l’obbedienza, la purezza: tutte virtù che la pongono in un territorio marginale, ed evitano il nocciolo della questione, che è proprio il fatto principale, cioè “generare Dio”. E per meditare su questa nuova Maria che osa dire la sua missione spaventosa e immensa è fondamentale per il filosofo rivolgersi alla grande messe di immagini che, per lo più, la vedono “incarnata” con il suo bambino. Secondo Cacciari, infatti, la rappresentazione sensibile di Maria permette di arrivare a una fenomenologia dell’invisibile.

Simone Martini e Lippo Memmi, «Annunciazione tra i santi Ansano e Margherita» (1333)

Il primo tratto di Maria che colpisce è la vigilanza, che si accompagna alla consapevolezza del peso della sofferenza che dovrà sopportare e che accetta con coraggio. Scrive il filosofo: «Gabriele non viene a ordinare, non comanda a una serva (…) Ella giunge a volere la volontà divina». E segnala che è soprattutto l’Annunciazione di Simone Martini a ritrarre la Vergine mentre «osserva, medita, dubita. Deve dubitare; il Sì deve sgorgare dalla sua più profonda meditazione».

La meditata scelta della fanciulla sarà decisiva e cambierà il corso della storia umana, un tema, quello della scelta consapevole, che torna nella Visitazione.

Maria comprende il bambino con i suoi occhi, pieni di meraviglia e di sgomento. Nelle infinite immagini in cui compare con il bambino dal suo volto assorto traspare la meditazione, che è anche un custodire, cioè «conservare in sé la “verità” che (…) non ci appartiene». Meditando, Maria comprende quanto le costerà partecipare alla vita di chi ha concepito, tanto che in molte opere la giovane donna che tiene amorosamente fra le braccia il bambino ha già il volto velato dalla malinconia della croce, così come le fasce che talvolta avvolgono il piccolo sembrano già essere le bende che coprono il cadavere.

La relazione fra il figlio e la madre «costituirà l’icona chiave dell’evo cristiano», mentre i due rimangono prossimi ma immersi nella continua tensione che sembra ogni volta riuscire a separarli.

Maria capisce che è proprio questa tensione «a renderli indisgiungibili» così come capisce che il figlio non può «essere compreso». Maria sa che non può consolare, ma solo partecipare da lontano. Cacciari mette in evidenza le somiglianze di espressione e di posizione fra le Madonne con Bambino e le immagini della Pietà, in cui «il volto di Maria continua a meditare soffrendo». Proprio per questo egli sostiene che le icone della Vergine, anche le più trionfali, non corrono mai il rischio di mostrare Maria come autentica corredentrix: la sua è «potenza umile», perché «nessuna maestà potrebbe più nascondere nella sua luce l’icona della fanciulla che stringe dolcemente e dolorosamente a sé il bimbo che già le appare destinato ad altro». La croce incombe talmente che, scrive, «il gesto con cui raccoglie in sé il bimbo somiglia a quello di un addio» perché nascita e croce diventano per lei un solo istante. «La morte di Dio — scrive — passa attraverso il suo Sì».

Dopo un excursus sui vangeli apocrifi e sui testi gnostici, che pure hanno lasciato traccia nelle immagini mariane, Cacciari analizza Maria nelle icone della tradizione orientale, dove, secondo Florenskij, il modo di raffigurare Maria è il banco di prova di una immagine che «eleva il naturale, non lo cancella». Maria bacia il figlio, che è Dio, e bacia al tempo stesso il fratello e lo sposo. Sempre secondo Florenskij è «visione salvifica della bellezza del creato, fonte di gioia» nel suo stesso rivelare il dramma, l’angoscia.

Le mille suggestioni interpretative del libro nascono proprio dall’audacia dell’assunto iniziale: una donna, una ragazza umanissima, ha generato Dio.

di Lucetta Scaraffia

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22 maggio 2019

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