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Una ricorrenza
che unisce i cristiani

· ​A Westminster il cinquecentenario della Riforma ·

 Una risoluzione del Consiglio consultivo anglicano che accoglie con favore la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione verrà presentata martedì 31 ottobre a Londra nel corso di una cerimonia presso l’abbazia di Westminster, in occasione del cinquecentesimo anniversario dell’inizio della Riforma protestante. A consegnare una copia del documento a rappresentanti cattolici e luterani sarà l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che in quanto primate della Comunione anglicana è anche presidente del Consiglio consultivo.

Ne dà notizia l’Anglican Communion News Service, che ricorda come la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione — firmata il 31 ottobre 1999 ad Augusta, in Germania, dalla Federazione luterana mondiale e dal Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani — costituisca una pietra miliare nella comprensione e nel dialogo tra le due confessioni, che a lungo nei secoli si sono combattute e hanno diviso anche in maniera violenta l’Europa. Un documento, soprattutto, che ha aperto la strada a quel clima di reciproca fiducia che, come è noto, è sfociato il 31 ottobre dello scorso anno a Lund, in Svezia, nella partecipazione di Papa Francesco alla cerimonia ufficiale per l’inizio della commemorazione dei cinquecento anni della Riforma.

Lo stesso documento, viene ricordato, è stato adottato dal Consiglio mondiale metodista nel luglio 2006 e dalla Comunione mondiale delle Chiese riformate nel luglio di quest’anno. Nell’aprile del 2016, il Consiglio consultivo anglicano, nella sua riunione tenutasi a Lusaka, in Zambia, ha «accolto e confermato» la sostanza della dichiarazione congiunta. In tale risoluzione si riconosce che «anglicani e luterani condividono una comune comprensione della grazia giustificata di Dio», intendendo che «siamo considerati giusti e siamo giusti davanti a Dio solo per grazia mediante la fede a causa dei meriti di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, e non per conto delle nostre opere o dei nostri meriti».

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