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Una rete di protezione,
accoglienza e integrazione

· Oltre 500 le strutture della Chiesa in America latina impegnate a favore dei migranti ·

Una rete pastorale interconnessa per poter seguire i migranti nelle loro rotte, spesso rischiosissime, che attraversano interi paesi per migliaia di chilometri: è questo, in estrema sintesi, l’ambizioso obiettivo che si prefigge la Chiesa in America latina impegnata in prima linea ad «accogliere, proteggere, promuovere e integrare», come ha ribadito più volte Papa Francesco.

Con 502 strutture, in 252 città e 22 paesi, rivolte a migranti, rifugiati e vittime di tratta, promosse dalle Conferenze episcopali, dalle diocesi, dagli organismi pastorali e dalle congregazioni religiose, la Chiesa continua a dare sostegno a quanti fuggono dai loro paesi di origine in cerca di un futuro migliore.

Il quadro emerge, riferisce l’agenzia Sir, da una mappatura continentale presentata a Bogotá nel corso dell’annuale assemblea di Clamor, la Rete ecclesiale latinoamericana e del Caribe che si occupa di migrazioni, rifugiati e tratta, nata due anni fa nell’ambito del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) sotto il coordinamento del Dejusol, il dipartimento giustizia e solidarietà del Celam.

L’obiettivo è ambizioso e al tempo stesso necessario, per affrontare una situazione che sta diventando drammatica: unire le forze e mettere in rete le informazioni e le strutture, per non lasciare sole queste persone, molte delle quali sono donne, minori, vittime di sfruttamento. Drammatiche, soprattutto, le situazioni dell’America centrale e del Messico, i cui territori sono attraversati da continue carovane di migranti centroamericani e delle isole caraibiche — le cronache delle ultime settimane parlano di migliaia di cubani a Tapachula, il punto d’approdo della frontiera meridionale messicana —; degli haitiani, che cercano spesso di approdare via mare in altre isole caraibiche; dei venezuelani che stanno fuggendo a causa della drammatica situazione che sta vivendo il loro paese. Quelli finora censiti dai governi dei vari paesi di arrivo sono 3.377.000 circa, ma il loro numero è sicuramente maggiore.

Preoccupazione è stata espressa per i tantissimi minori migranti, sia centroamericani che venezuelani. Un minore su quattro in America centrale afferma di voler migrare negli Stati Uniti. Secondo Save the Children, sono minori il 15 per cento di coloro che compongono le carovane. Recentemente sono entrati negli Stati Uniti duemila minori e il vescovo guatemalteco di Huehuetenango, monsignor Álvaro Leonel Ramazzini Imeri, ha denunciato che in quel paese ci sono 11.400 minori non accompagnati del Guatemala, dei quali non si sa nulla.

È in questo contesto che nasce la mappatura elaborata dalla rete Clamor. Delle 502 strutture ecclesiali, 185 sorgono in America centrale (spiccano le 132 del Messico, le 21 del Guatemala, le 14 del Costa Rica); 34 nel Caribe (28 nella Repubblica Dominicana), 164 nei paesi bolivariani del Sud America (66 in Colombia e 58 in Ecuador, 19 in Perú, in gran maggioranza per i profughi venezuelani), 118 nei paesi del Cono Sur (57 in Brasile, 43 in Cile, 12 in Argentina). Le strutture operano in prevalenza nel campo dell’assistenza legale, promozione dei diritti e assistenza spirituale (29 per cento), prima accoglienza e assistenza (22 per cento), attività di ricerca, sensibilizzazione socio-politica, comunicazione (14 per cento), ospedaliero-sanitario (12 per cento), formazione professionale e inserimento lavorativo (12 per cento), integrazione e reintegrazione (12 per cento).

Assistere e accompagnare i migranti nelle loro rotte è lo scopo principale che muove la rete pastorale. «Non si tratta di una mappatura fine a se stessa — spiega all’agenzia Sir Yaika Weber, coordinatrice della mappatura per la rete Clamor — ma vogliamo fornire uno strumento a tutti gli operatori pastorali del settore. La decisione di elaborare questo studio era stata presa insieme in occasione dell’assemblea dello scorso anno della rete Clamor, che si era svolta in Cile. L’idea è di verificare i dati entro la fine di aprile e di procedere con una pubblicazione più esauriente. Un’altra iniziativa è il sito internet www.migranteshoy.org, che sarà via via implementato, anche a partire dalla mappatura». Secondo la coordinatrice, «la mappa delle strutture ci aiuta a ricostruire le rotte, soprattutto dei migranti centroamericani e venezuelani, a elaborare progetti, a guardare alla sicurezza delle persone più vulnerabili».

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23 agosto 2019

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