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Una rappresentazione che riguarda la vita di ogni uomo

· Il cardinale Bertone benedice il presepe dei carabinieri ·

Una festa in famiglia. Con i bambini capaci di contagiare tutti con la loro gioia. Poi la preghiera. Quindi il momento dei ricordi. È il senso di un fine mattina vissuto nella stazione dei Carabinieri di Porta Cavalleggeri a Roma, a due passi da San Pietro. Ospite d'onore il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone. Un artistico presepe da benedire ha offerto, martedì mattina 2 febbraio, l'occasione per un incontro che ha avuto il sapore del ritrovarsi insieme tra gente pronta al dono gratuito di sé, dinanzi al simbolo massimo del dono che Dio ha fatto all'umanità, quel Figlio nato nell'umiltà della grotta. «Un simbolo — come ha detto il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Leonardo Gallitelli porgendo il suo saluto al cardinale Bertone — che per noi rappresenta la comunione tra le nostre famiglie ogni anno raccolte in preghiera dinanzi al presepe, e la grande famiglia dell'Arma che nel presepe vede racchiusi tutti quei valori per i quali i suoi figli si spendono quotidianamente nel soccorrere la gente». «Per questo — ha aggiunto — le chiediamo di benedirlo e di benedire le nostre famiglie», molte delle quali «in questo momento — ha ricordato il generale — accompagnano con il cuore i loro cari, i nostri Carabinieri, che hanno raggiunto Haiti con la portaerei Cavour per portare soccorso a quelle popolazioni martoriate».

La tragedia di Haiti è stata colta dal cardinale Bertone come doloroso momento di incontro tra l'Arma e la Chiesa entrambe accanto ai sofferenti. Il pensiero del cardinale, nel rispondere al saluto del comandante, è infatti andato ai confratelli salesiani «don Stra e don Soto — ha detto — rimasti coinvolti nel dramma. Si sono salvati, anche se gravemente feriti. Non ce l'hanno fatta invece cinquecento dei bambini che i salesiani assistono nell'isola. Per loro si eleva la nostra preghiera». Ai bambini, quelli che lo hanno accolto cantando festosi una canzone natalizia «facendo concorrenza agli angeli», è andato il primo ringraziamento del segretario di Stato, esteso poi a tutte le autorità.

Soffermandosi sul senso del Natale appena vissuto, il cardinale ha ricordato che la rappresentazione del presepe «non è una scena lontana» ma «riguarda la nostra vita e che ciascuno di noi è parte attiva di quel presepio vivente, in cui si svolge la Storia della Salvezza. I nostri presepi, pur riproducendo ogni anno schemi e modelli antichi, diventano attuali perché ci fanno cogliere con stupore sempre nuovo che, nel Bambino appena nato, Dio è qui, accanto alle gioie, alle sofferenze e alle speranze dell'umanità e irrompe nella nostra vita per spalancarci i suoi orizzonti e per coinvolgerci nello stile del suo amore che, incarnandosi, si fa prossimo a ogni fratello per redimerlo e salvarlo». «Il signor Bonifacio — ha detto il cardinale riferendosi all'autore del presepe nella stazione dei Carabinieri — ha regalato anche a me un artistico presepe. Io l'ho messo nella stanza dell'appartamento nella quale ricevo gli ambasciatori. In esso mancano completamente i pastori perché, mi ha fatto notare, i pastori siamo noi, tutti noi. Ed è questo il senso da dare: dobbiamo trasformarci tutti in quei pastori e portare nel mondo il messaggio di salvezza del Vangelo». Rivolgendosi poi ai Carabinieri ne ha lodato l'impegno «a tutela dei pellegrini che vengono in Vaticano a incontrare il Papa ed essere da Lui confermati nelle fede, e a vivere esperienze di preghiera e di comunione presso la Tomba dell'Apostolo Pietro». Un compito che «porta ciascuno di voi — ha aggiunto — ad accostarvi a un'umanità varia, in cerca di Dio e spesso dolente». A tutti infine ha assicurato la gratitudine e la benedizione del Papa.

Concluso il discorso, il cardinale ha benedetto i presenti e l'opera dell'artista Domenico Bonifacio. Il presepe è stato realizzato in legno e sughero, con le forme modellate con cartapesta e muschio. Le statuine sono in terracotta, vestite con abiti accuratamente confezionati con stoffe antiche. Gli arredi sono in seta, con passamanerie di pizzo e filati in oro antico. Una vera e propria opera d'arte, nello stile della tradizione del Settecento napoletano.

Erano presenti alla breve ma intensa cerimonia tra gli altri l'arcivescovo Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare per l'Italia, officiali della Segreteria di Stato vaticana. Tra le numerose autorità militari erano il comandante interregionale dei Carabinieri generale di corpo d'armata Corrado Barruso, il comandante della legione Lazio generale Saverio Cotticelli. A fare gli onori di casa è stato il comandante della stazione luogotenente Salvatore Friano. Presenti tra le altre autorità il Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, e, in rappresentanza dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, il prefetto Salvatore Festa e il dirigente Giulio Callini. Tra gli invitati il Presidente del diciottesimo municipio di Roma, il Presidente dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e il direttore del nostro giornale. Non è mancata neppure una folta rappresentanza di abitanti del quartiere proprio a significare la stima e l'affetto che nutrono per i militari dell'Arma. Lo stesso cardinale Bertone aveva poco prima ricordato come «anche nel mio piccolo paese dove sono nato, la presenza della stazione dei Carabinieri era per tutti noi una sicurezza».

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