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Una questione non negoziabile

· Dichiarazione delle superiore e dei superiori maggiori degli ordini religiosi di tutto il mondo in vista dell’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa ·

«L’abuso di bambini è un male ovunque e in ogni tempo: questo punto non è negoziabile». Lo hanno scritto a chiare lettere le superiore e i superiori maggiori degli ordini e delle congregazioni religiose di tutto il mondo, in un messaggio diffuso martedì 19 febbraio, a due giorni dall’inizio dell’incontro sulla protezione dei minori nella Chiesa, in programma in Vaticano dal 21 al 24.

L’Unione internazionale delle superiore generali (Uisg) e l’Unione superiori generali (Usg) hanno diramato un testo in inglese, tradotto anche in spagnolo, francese e italiano, in cui assicurano sostegno all’iniziativa di Papa Francesco. «Nella nostra attività — spiegano — ci imbattiamo in molte situazioni in cui i bambini sono abusati, trascurati, maltrattati e indesiderati. Assistiamo al fenomeno dei bambini-soldato; alla tratta di minori»; al loro «abuso sessuale, fisico ed emotivo». Del resto, proseguono, «i bambini sono i più vulnerabili», soprattutto quelli «poveri, disabili o indigenti, o che vivono ai margini, appartenenti a classi sociali o caste più basse. Sono considerati oggetti da usare e abusare».

Suddiviso in capitoletti introdotti da sottotitoli, il documento analizza in successione l’abuso sessuale nella Chiesa e le speranze dei religiosi per l’incontro in Vaticano; in particolare definisce “fondamentale” «la guida del Santo Padre» che «ha mostrato la via da seguire in molte di queste aree. Ci uniamo a lui nella sua missione di riconoscere umilmente e confessare gli errori fatti; sostenere i sopravvissuti; imparare da loro il modo in cui accompagnare» quanti «sono stati abusati e come desiderano che ascoltiamo le loro storie».

Perciò le religiose e i religiosi auspicano la promozione di «una cultura della tutela» dei bambini nei campi in cui essi svolgono la loro missione: «Tramite le scuole e gli ospedali che molti di noi gestiscono», nei «nostri programmi di formazione» e nei «nostri centri di spiritualità».

E nell’indicare le «modalità in cui la nostra opera può aiutare gli sforzi della Chiesa», il documento esorta alla “conversione”. «Papa Francesco — vi si legge — attacca giustamente la cultura del clericalismo che ha ostacolato la nostra lotta». Inoltre, «il forte senso di famiglia nei nostri ordini e congregazioni — che generalmente è positivo — può rendere più difficile condannare e denunciare gli abusi. Ne risultano una lealtà fuori luogo, errori di giudizio, lentezza nell’azione, negazione e, a volte, insabbiamento». Per questo «vogliamo cambiare. Vogliamo agire con umiltà. Vogliamo vedere i nostri punti ciechi. Vogliamo denunciare ogni abuso», con l’impegno «a intraprendere un percorso con coloro che serviamo, avanzando con trasparenza e fiducia, onestà e sincero pentimento».

Guardando al problema delle risorse l’Uisg e l’Usg «si adopereranno per assicurare che le congregazioni lavorino insieme per accompagnare nel modo più efficace possibile i sopravvissuti nel loro cammino di guarigione». E a tal proposito «la formazione iniziale e la formazione permanente possono forse essere le migliori aree in cui possiamo lavorare insieme. La selezione dei candidati che entrano a far parte della vita religiosa è anche un’area in cui possiamo collaborare. Questa selezione dovrebbe essere obbligatoria e della più alta qualità».

Da ultimo il messaggio invoca il coinvolgimento dei genitori e delle donne nella lotta contro gli abusi, perché «hanno un istinto naturale per la protezione dei bambini che è indispensabile»; e nel rivolgersi ai sopravvissuti e alle loro famiglie si riconosce «che c’è stato un tentativo inadeguato di affrontare questo problema e una vergognosa incapacità di comprendere». Di conseguenza — concludono le superiore e i superiori religiosi — «offriamo le nostre più sincere scuse e il nostro dolore. Vi chiediamo di credere nella nostra buona volontà e nella nostra sincerità. Vi invitiamo a lavorare con noi per creare nuove strutture volte a garantire che i rischi siano ridotti al minimo».

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