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Una questione islamica

· I musulmani francesi si muovono contro il radicalismo ·

È una mobilitazione senza precedenti quella che nelle ultime settimane sta coinvolgendo gran parte della comunità musulmana in Francia. Come se l’attentato del 24 maggio scorso al museo ebraico di Bruxelles fosse stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. L’arresto a Marsiglia dell’autore della strage, Mehdi Nemmouche, 29 anni, francese, jihadista, e la conferma da parte del ministero dell’Interno del crescente reclutamento, tra i giovani musulmani e convertiti all’islam, di “combattenti” da inviare alla “guerra santa” in Siria o in Mali, hanno spinto responsabili dei principali organismi musulmani, imam, cappellani e presidenti dei comitati di gestione delle moschee ad affrontare con decisione il problema del radicalismo, che rischia di macchiare in modo indelebile l’immagine dell’islam nell’opinione pubblica francese. 

Un’immagine già sfigurata dagli attentati del marzo 2012 a Tolosa e a Montauban quando il terrorista franco-algerino Mohammed Merah uccise in pochi giorni sette persone, fra le quali un rabbino insegnante, i suoi due figli di tre e sei anni e un’altra alunna di otto davanti a una scuola ebraica.

Forse l’iniziativa più incisiva è stata quella presa dall’Unione delle moschee di Francia (Umf), organismo creato alla fine del 2013 e guidato dall’ex presidente del Consiglio francese del culto musulmano, il franco-marocchino Mohammed Moussaoui, ovvero il lancio degli Stati generali contro il radicalismo islamico. Prima tappa Avignone, il 18 giugno, alla quale seguiranno cinque incontri in altre città del Paese e infine una sintesi nazionale, probabilmente a Parigi in autunno, per elaborare un piano d’azione.

L’obiettivo è di promuovere i principi e i valori autentici della fede musulmana, che rifiuta ogni forma di estremismo. «Alcuni giovani — ha detto Moussaoui — sono presi in ostaggio da correnti di pensiero che strumentalizzano i testi sacri dell’islam accostandovi un’interpretazione letterale non conforme allo spirito, ai valori, alle finalità originari». L’Umf, che raggruppa circa cinquecento moschee, propone l’istituzione a livello regionale e nazionale di consigli formati da imam e cappellani, di spazi di riflessione e formazione che consentano ai responsabili religiosi di portare un messaggio comune, soprattutto durante la preghiera del venerdì alla quale assistono ogni settimana un milione di fedeli. Il contenuto di quei discorsi, è stato sottolineato, deve essere frutto di un lavoro collegiale e non del pensiero di un singolo predicatore. Si cercherà di andare incontro anche ai giovani che non frequentano le moschee creando partenariati con associazioni sportive, culturali e di quartiere. Primi passi ma concreti, nella consapevolezza che in Francia (Paese dove vivono almeno cinque milioni di musulmani) il contrasto al radicalismo islamico è una questione non più rinviabile, una partita che si gioca sul campo, a stretto contatto con la periferia e la moschea. Una questione anche e soprattutto musulmana.

Giovanni Zavatta

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26 agosto 2019

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