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Una questione di sguardi

· Il Vangelo della XXX Domenica del Tempo ordinario ·

La parabola che Gesù racconta può trovare nella saggezza popolare, che afferma “gli occhi sono lo specchio dell’anima”, una sua sintesi. Il racconto del Signore è, infatti, una questione di sguardi: un fariseo che apparentemente guarda verso il cielo, mentre in realtà è profondamente concentrato su di sé e sulle sue opere, e un pubblicano “che non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo”, il quale, invece, tiene fisso lo sguardo su Dio, riconoscendosi peccatore e confidando solo nella misericordia, che è il nome proprio di Dio.

Quando lo sguardo del cuore è indirizzato verso Dio l’uomo diventa capace di scoprire la sua povertà: chi, infatti, può uguagliare la bontà e la gratuità del Padre? Per quante opere buone possiamo compiere, la salvezza e l’amicizia con Dio sono sempre un dono gratuito, come ricorda Paolo ai cristiani di Roma: «Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge» (Rm 3, 28). La scoperta della propria fragilità conduce, così, a guardare gli altri con misericordia e a non coltivare nel cuore un sentimento di superiorità, che spesso sfocia nel disprezzo, nell’indifferenza o «nell’intima presunzione di essere giusti» (Lc 18, 9).

Gli occhi che guardano verso Dio sono specchio di un’anima umile, che non accampa meriti o diritti davanti a Dio, ma che, invece, riconosce nell’esperienza del perdono la sua dignità, essendo consapevole della sua fragilità e pochezza. L’etimologia stessa di umile, infatti, rimanda alla terra, ricordando all’uomo che egli è stato formato con polvere dal suolo ed è diventato essere vivente grazie all’alito di vita soffiato nelle sue narici da Dio (cfr Gn 2, 7).

L’umiltà è virtù essenziale per il discepolo perché permette di scoprire il vero volto di Dio, quello del Padre che è la fonte della vita, ma allo stesso tempo permette anche di costruire relazioni nuove con gli altri uomini, riconoscendo che anch’essi devono la loro esistenza all’unico Padre che «fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni» (Mt 5, 45). La sorgente della fraternità è, dunque, l’umiltà, smarrendo la quale gli uomini diventano estranei gli uni agli altri.

La Chiesa, invece, ha per vocazione propria quella di includere tutti facendo di tutti gli uomini un solo popolo che, come ricorda il Concilio nella Lumen gentium, ha «per condizione la libertà e la dignità dei figli di Dio... per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amato... per fine il regno di Dio». Una sfida affascinante per la Chiesa e ogni comunità cristiana, che il Signore affida nuovamente ai suoi discepoli in questa domenica, promettendo loro di essere vicino e dare forza, come fece con l’Apostolo Paolo perché potesse portare a compimento l’annuncio del Vangelo (cfr 2Tm 4, 17).

di Nicola Filippi

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18 novembre 2019

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