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Una questione
di amore

· Europa, economia e comunicazione ·

Il Presidente Mattarella è stato chiaro e preciso: «L’Europa deve recuperare lo spirito degli inizi. Deve curarsi di più della sorte delle persone». Questa esigenza nasce dalla convinzione che «l’Unione non è un comitato di interessi economici, regolato dal criterio del dare e dell’avere, ma è una comunità di valori».

La sintonia con le parole del Papa, già riscontrata in precedenza, è sempre più forte. Parlando alla Federazione europea dei banchi alimentari Francesco si è riferito alle radici dell’Europa e ha ricordato che: «Nel mondo complesso di oggi è importante che il bene sia fatto bene: non può essere frutto di pura improvvisazione, necessita di intelligenza, progettualità e continuità. Ha bisogno di una visione d’insieme e di persone che stiano insieme: è difficile fare il bene senza volersi bene. In questo senso le vostre realtà, pur recenti, ci riportano alle radici solidali dell’Europa, perché ricercano l’unità nel bene concreto: è bello vedere lingue, credo, tradizioni e orientamenti diversi ritrovarsi non per condividere i propri interessi, ma per provvedere alla dignità degli altri». Fare il bene, farlo bene, farlo insieme. Ed è l’ultima parola la più importante, insieme, che è la cifra, l’orizzonte della politica. E dell’economia.

Anche su questo il Papa ha voluto ricordare il senso originario, partendo dal significato etimologico: «L’economia, nata per essere “cura della casa”, è diventata spersonalizzata; anziché servire l’uomo, lo schiavizza, asservendolo a meccanismi finanziari sempre più distanti dalla vita reale e sempre meno governabili. Come possiamo vivere bene quando le persone sono ridotte a numeri, le statistiche compaiono più dei volti e le vite dipendono dagli indici di borsa? [...] Perciò ho a cuore un’economia che assomigli di più all’uomo, che abbia un’anima e non sia una macchina incontrollabile che schiaccia le persone».

La politica, l’economia, sono a servizio dell’uomo e quando invece di rimanere “servizio” diventano “potere”, perdono la propria identità, la propria anima, si disumanizzano. Lo stesso discorso vale per la comunicazione. Parlando a giornalisti della stampa estera, il Papa ha ricordato che se i mezzi di comunicazione esercitano il proprio ruolo come potere, smarriscono il senso del loro prezioso lavoro. Per evitarlo ci vuole umiltà, dice il Papa, quell’umiltà che come affermava Paolo VI è innanzitutto verità, riconoscere i propri limiti. La verità del giornalismo è il servizio di una informazione che sia vera comunicazione, tesa alla comunione. Il giornalista si deve muovere con umiltà, accostandosi correttamente alle notizie e offrendole agli altri senza intenzioni di strumentalizzazione. Quando la comunicazione si comprende invece come potere che intreccia prove di forza con gli altri poteri allora diventa autoreferenziale e svuota di senso la propria funzione ed entra in crisi. Anche in questo caso è necessario tornare alle radici, «allo spirito degli inizi» come dice Mattarella o, come ha detto il Papa in Macedonia del Nord parlando ai religiosi, «quando si attraversa una crisi si deve tornare al primo amore».

L’Europa nasce dal sogno di alcuni grandi spiriti cristiani tra loro amici, Adenauer, Schuman, De Gasperi. Ha ragione il Papa: «è difficile fare il bene senza volersi bene». È questo il punto: sia l’Europa, sia l’economia, sia la comunicazione, sono tutti una sola questione, una questione d’amore.

Andrea Monda

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06 dicembre 2019

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