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Una prospettiva di progresso morale e civile

· I cinquant'anni dell'Ocse ·

Dalla guerra al benessere. Lungo questa traiettoria si è svolta la missione dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che celebra in questi giorni il suo cinquantenario. L’Europa, tra le macerie umane e culturali della seconda guerra mondiale, e dopo due decenni di nazifascismo, aveva bisogno di strumenti efficaci di coordinamento, anche per impiegare al meglio gli aiuti finanziari americani. Nasceva così, nel 1948, l’Oece, Organizzazione europea per la cooperazione economica, alla quale aderirono 18 Paesi, compresa la Turchia. L’attuazione del Piano Marshall rappresentò il primo, riuscito, banco di prova. Seguirono altri importanti risultati per la promozione degli scambi commerciali e dei movimenti di capitali, e per raggiungere migliori condizioni di lavoro e di crescita.

Questo processo di collaborazione e di integrazione favorì, in modo decisivo, quel clima politico e culturale nel quale, nel 1957, nacque a Roma la Comunità economica europea e, nel 1961 a Parigi, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) con l’adesione degli Stati Uniti e del Canada. In occasione di questo accordo il Presidente John Fitzgerald Kennedy volle esprimere tutta la sua speranza per «una nuova era di impegno cooperativo tra tutti partner transatlantici». Questo complesso di istituzioni internazionali assumeva così la guida dei processi di sinergia nell’area occidentale, ben oltre i già pur rilevanti strumenti di sicurezza e difesa.

La convenzione istitutiva ben definisce la missione dell’Organizzazione: «promuovere politiche finalizzate a conseguire il più alto livello di crescita economica sostenibile e di lavoro insieme a crescenti standard di vita» non solo fra i Paesi membri ma nella scala globale. Il segretario generale Angel Gurria, nel suo messaggio celebrativo, sottolinea come questo anniversario cada in un tempo nel quale la cooperazione è più che mai necessaria perché la lista delle sfide urgenti da fronteggiare, che richiedono azioni politiche coordinate, diviene sempre più lunga. «La visione ispirata dei padri fondatori — dice Gurria — è ancora rilevante e continuerà ad illuminare come principio guida il nostro lavoro, perché molto ancora deve essere fatto per costruire un mondo più pulito e libero, più solido e più giusto».

L’iniziativa dell’Ocse negli anni recenti si è allargata su diversi temi cruciali, conquistando anche un posto di diritto al tavolo del g20 per offrire valutazioni e proposte concrete su questioni specifiche di grande rilievo.

La creazione di nuove opportunità di lavoro, dopo la grande crisi finanziaria ed economica, costituisce un punto basilare nell’impegno concreto dell’organizzazione. Senza lavoro, senza «lavoro dignitoso» come dice anche l’Ufficio internazionale del lavoro, non vi potrà essere una vera ripresa e quindi una nuova prospettiva di crescita. Più lavoro per i giovani, per le donne e per gli adulti che l’hanno perso, significa infatti più reddito personale e familiare, e quindi più consumi e più produzione di beni e servizi. Fuori da questo circuito virtuoso è impossibile immaginare un vero riequilibrio delle finanze pubbliche, il cui ristoro potrà venire non solo dai necessari tagli alla spesa e da una migliore gestione, ma ancor di più dalla crescita economica che riduca il peso relativo del debito.

L’agenda di lavoro oggi comprende anche la definizione di nuovi indicatori per misurare la crescita da affiancare al prodotto interno lordo che per decenni ha determinato la graduatoria del peso economico (e politico) di ciascun Paese. Oltre la ricchezza materiale che cosa distingue il grado di progresso di una nazione? Si pensa, tra l’altro, al livello di educazione e di studi, alle cure mediche, all’integrazione dei più deboli, alla coesione sociale. Su questi aspetti è in corso una riflessione che dovrà portare a individuare criteri comuni confrontabili, per poter così anche orientare le politiche dei diversi Paesi in crescita, attraverso nuovi paradigmi dello sviluppo. Perché tengano in maggior conto l’ambiente, l’integrazione sociale, la riduzione delle disuguaglianze e delle ingiustizie.

Il consolidamento di un nuovo clima di fiducia nelle istituzioni, attraverso comportamenti politici eticamente ispirati, è una missione che coinvolge anche l’Ocse nel momento in cui i Governi e la regolazione hanno perso credibilità di fronte all’opinione pubblica per l’incapacità nella previsione e nel contrasto di certi ambienti finanziari che hanno agito per anni fuori da norme e controlli incisivi.

Le funzioni e la capacità di influenza dell’Ocse sono cresciute nel tempo su profili essenziali per favorire la collaborazione fra le diverse economie, con il coinvolgimento attivo di migliaia di operatori delle istituzioni, delle imprese, delle associazioni dei lavoratori e della società civile. Un metodo di lavoro basato non su analisi astratte o accademiche, ma sui dati e sulle esperienze di ciascun Paese, analizzate e valutate con la collaborazione dei protagonisti. Un criterio aperto e pragmatico, orientato alla effettività e alla efficacia delle proposte e sulla circolazione aperta delle «buone pratiche». Una impostazione fondata su di una equilibrata iniziativa degli Stati perché sempre attenta ai principi di libertà e di iniziativa della società e ai valori della sussidiarietà.

I risultati di questa storia e le prospettive per il futuro sono temi delle celebrazioni parigine con il Forum 2011 sulle «migliori politiche per una vita collettiva migliore» e la riunione ministeriale annuale presieduta dal segretario di Stato americano Hillary Clinton. «La missione dell’Ocse è più che mai importante — afferma Clinton nella lettera ai partecipanti — perché le sfide odierne richiedono soluzioni che si possono raggiungere solo attraverso il coordinamento e la cooperazione multilaterale».

Una missione che muove dai valori, dai principi, del confronto, del dialogo e della cooperazione fra gli Stati e le nazioni, e che all’interno di questa prospettiva definisce comportamenti, standard e regole condivise e quindi efficaci. L’Ocse è nata nel pieno del clima conciliare del Vaticano II, in una prospettiva di progresso morale e civile, oltreché economico. Il futuro di questo complesso lavoro si trova in una più intensa consapevolezza della profezia dei padri e della forza profonda delle radici, per suscitare lo slancio necessario per aprirsi a nuove aree del mondo e potenziare l’operosa e riflessiva collaborazione.

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22 agosto 2019

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