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​Una primizia nella Casa di Goethe

Una primizia nella Casa di Goethe. In onore del tricentenario del Cimitero inglese di Piramide e al sorgere dell’autunno, diverse opere di levatura internazionale — molte delle quali sono esposte per la prima volta in Italia — confluiranno nella casa romana dell’illustre poeta tedesco. Fra di esse, Elegia romana dello svizzero Jacques Sablet (1791), prestata dal museo delle Belle Arti di Brest in Francia, opera simbolica del conversation piece, che mette solitamente in scena personaggi della stessa famiglia in attività, che viene rappresentata in sottofondo.

Jacques Sablet, «Elegia romana» (1791)

Il genere si diffuse al principio fra l’emergente ceto borghese britannico all’inizio del Settecento e fu poi molto apprezzato dalle famiglie aristocratiche d’Europa, desiderose di immortalare i Grand Tour attraverso il continente. 

Così, il quadro di Sablet — primo promotore del genere in Francia — raffigura due uomini, sicuramente un padre col figlio, appoggiati a una stele neoclassica, davanti alla Piramide di Caio Cestio. La scena è altamente rappresentativa del contesto artistico dell’epoca ma ci si intravede al contempo una malinconia generale, che tende ad allontanare lo spettatore dal neoclassicismo per avvicinarlo al romanticismo allora nascente in Francia. L’opera sarà esposta accanto a una serie di dipinti per la mostra Ai piedi della Piramide. Il cimitero per gli stranieri a Roma — 300 anni, dal 22 settembre al 13 novembre. Infatti, proprio il piede della Piramide — tomba di Caio Cestio, alta autorità dell’Impero romano — è ufficialmente diventato nel XIX secolo l’ultima dimora degli acattolici, spesso protestanti, deceduti nella città eterna. Vi riposano in particolare molti artisti dell’Ottocento, fra cui lo scultore danese Bertel Thorvaldsen e il poeta inglese John Keats, che fu raggiunto poco dopo dal caro amico Percy Bysshe Shelley e poi dal pittore Joseph Severn, anche lui amico fedele di Keats.
E quello che Shelley definì «il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto» fu anche oggetto di commozione e attrazione per Goethe, che ci fece seppellire il figlio Augusto, la cui tomba ispirerà anche il pittore svizzero Rudolph Müller. La mostra esplorerà, attraverso quaranta dipinti e disegni, i misteri di uno dei posti più affascinanti di Roma.

di Solène Tadié

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20 agosto 2019

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