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Una primavera per la politica

· Il Papa ricorda La Pira e invoca statisti di alto spessore umano e cristiano ·

Nella società e nella politica c’è bisogno di una «primavera» i cui protagonisti siano «profeti di speranza, profeti di santità, che non abbiano paura di sporcarsi le mani, per lavorare e andare avanti». Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza venerdì mattina, 23 novembre, nella Sala Clementina, duecento partecipanti al quinto convegno nazionale «Spes contra Spem», a cui aderiscono associazioni, gruppi, circoli intitolati a Giorgio La Pira.

Claudio Rossetti, «Nuova primavera»

Nel suo discorso il Pontefice ha richiamato la figura del “sindaco santo” di Firenze, ricordando «la sua testimonianza integrale di fede, l’amore per i poveri e gli emarginati, il lavoro per la pace, l’attuazione del messaggio sociale della Chiesa e la grande fedeltà alle indicazioni cattoliche». Sono «elementi — ha detto — che costituiscono un valido messaggio per la Chiesa e la società di oggi, avvalorato dall’esemplarità dei suoi gesti e delle sue parole». Tanto più, ha aggiunto, «in un momento in cui la complessità della vita politica italiana e internazionale necessita di fedeli laici e di statisti di alto spessore umano e cristiano per il servizio al bene comune».

L’esempio di La Pira «è prezioso specialmente per quanti operano nel settore pubblico», chiamati a essere «vigilanti» verso quelle situazioni che Giovanni Paolo II definiva «strutture di peccato». Esse, ha spiegato Francesco, «sono la somma di fattori che agiscono in senso contrario alla realizzazione del bene comune e al rispetto della dignità della persona». Il Pontefice ha indicato come esempi la ricerca dell’«esclusivo profitto personale o di un gruppo piuttosto che l’interesse di tutti», il «clientelismo» che «prevarica sulla giustizia», «l’eccessivo attaccamento al potere» che di fatto blocca «il ricambio generazionale e l’accesso alle nuove leve». Come diceva Giorgio La Pira, «la politica è un impegno di umanità e di santità». Ed è quindi, ha ribadito il Papa, «una via esigente di servizio e di responsabilità per i fedeli laici».

Di impegno per favorire «un autentico progresso sociale e morale» il Pontefice ha parlato anche in un videomessaggio inviato ai partecipanti all’ottava edizione del festival della dottrina sociale, che si svolge a Verona da giovedì 22 a domenica 25 novembre. «Anche se alcuni hanno paura di andare controcorrente — ha affermato Francesco approfondendo il tema del “rischio della libertà” al centro dei lavori — molti, nella loro quotidianità, vivono stili di vita sobri, solidali, aperti, accoglienti». Sono loro «la vera risposta alle varie schiavitù perché si muovono come persone libere: accendono desideri sopiti, aprono orizzonti, fanno desiderare il bene».

Certamente, ha riconosciuto il Papa, «essere liberi è una sfida, una sfida permanente: affascina, avvince, dà coraggio, fa sognare, crea speranza, investe sul bene, crede nel futuro». Essa «contiene, quindi, una forza che è più forte di ogni schiavitù», perché «il mondo ha bisogno di persone libere».

Il discorso del Papa

Il videomessaggio ai partecipanti al festival della dottrina sociale

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