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Una presenza e un dono

· Il viaggio del Papa in Lituania, Lettonia ed Estonia ·

Intervista al presidente della Conferenza episcopale lituana Gintaras Grušas

Il santuario Mater Misericordiae a Vilnius

«La Chiesa cattolica ha contribuito molto alla creazione del nostro Stato e, nel corso dell’occupazione sovietica, ha promosso e mantenuto vivo nel popolo il desiderio di riavere la propria nazione. La visita del Santo Padre è un grande dono per noi». Così il presidente della Conferenza episcopale lituana monsignor Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius, spiega in quest’intervista all’Osservatore Romano come si prepara la Chiesa locale ad accogliere il Papa.

Francesco arriverà venticinque anni dopo la visita di Giovanni Paolo II. Quali cambiamenti ci sono stati in questi anni, e che paese e che Chiesa può aspettarsi di trovare il Papa?

È importante ricordare che Giovanni Paolo II è arrivato in Lituania solo pochi giorni dopo che le truppe sovietiche avevano lasciato il paese. Quello di allora era un paese che stava compiendo i suoi primi passi nella libertà, i suoi primissimi passi dopo le persistenti ferite di cinquant’anni di occupazione. Aveva quindi grandi speranze per il futuro, pur comprendendo che ci sarebbero state molte sfide da affrontare. Papa Francesco arriverà in una Lituania già ben consolidata nella democrazia e nelle relazioni internazionali, grazie ai ruoli svolti negli ultimi venticinque anni, durante i quali il paese non solo è entrato a far parte della Nato e dell’Unione europea, ma ha addirittura avuto la presidenza di quest’ultimo organismo ed è stato membro del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Quindi, pur essendo un paese piccolo, ha compiuto grandi progressi sia dal punto di vista economico sia da quello democratico. A ogni modo, insieme al progresso ha dovuto affrontare le ferite lasciate da cinquant’anni di occupazione, nonché le nuove sfide che giungono dal mondo globalizzato e da un’Europa dalla mentalità liberale: le sfide del secolarismo, del relativismo, dei nuovi movimenti che erodono la famiglia e i valori fondamentali della società. È quindi un paese che sta lottando tra passato e presente. Abbiamo una fortissima emigrazione. Negli ultimi venticinque anni quasi un quarto della popolazione ha lasciato il paese. E quindi le sfide che riguardano il futuro devono fare i conti con le difficoltà affrontate. La visita di Papa Francesco porterà, come in molti altri luoghi, speranza, incoraggiamento e la luce di Cristo.

Perché il Papa ha deciso di visitare i paesi baltici? Sui può dire che questi Stati rientrano in quelle “periferie” privilegiate da Francesco?

Siamo senz’altro alla periferia dell’Europa. Stiamo sul confine tra Unione europea e Russia, il che rende la situazione geopolitica storicamente difficile. Siamo in periferia in quanto piccolo paese e piccola economia rispetto ai nostri vicini, che si tratti di Russia, Bielorussia o Polonia. E, in qualche misura, siamo sempre di più in periferia nel mantenere valori più tradizionali rispetto a gran parte dell’Europa e nel difendere i valori cristiani, che sono finiti sotto attacco. Così, sotto vari aspetti, siamo un paese della periferia e Papa Francesco viene per incoraggiarci, rafforzarci e anche aiutarci, non solo in materia di fede ma anche nelle questioni sociali come quella della disoccupazione, che crea tante difficoltà alle persone.

Uno dei momenti fondamentali della visita del Papa in Lituania sarà la preghiera presso il Museo delle occupazioni e lotte per la libertà, dove renderà omaggio alle vittime del comunismo, specialmente ai membri del clero, che vi sono stati imprigionati e uccisi. Lo stesso giorno, però, verrà ricordata anche un’altra parte dolorosa del passato lituano, con la sosta al monumento alle vittime del Ghetto. Quanto sono importanti questi due momenti di memoria storica?

Ritengo che sarà uno dei momenti culminanti della visita. Il Santo Padre renderà omaggio alla sofferenza e al martirio vissuti dalla Chiesa nello scorso secolo. In quella prigione sono stati detenuti molti vescovi e sacerdoti, non solo cattolici, ma anche di altre religioni. Nel carcere in cui il Papa si recherà a pregare è stato giustiziato un vescovo. La lunga sofferenza della Chiesa, che ha aiutato a ripristinare l’indipendenza del paese, è molto importante. La preghiera presso il monumento del Ghetto di Vilnius lo è altrettanto. Anche quella è stata una grande ferita nella società. L’ultimo secolo è stato segnato dalla morte di persone appartenenti a diverse nazionalità, ma lo sterminio degli ebrei, qui e in Europa, ha rappresentato una grande perdita. Poi, l’altro aspetto della visita e della preghiera che occorre ricordare è che Vilnius è la città in cui, prima della seconda guerra mondiale, Gesù apparve a santa Faustina affidandole il messaggio della divina misericordia. Vilnius ha ricevuto il messaggio della misericordia ed è anche un luogo che deve chiedere la misericordia di Dio. E il Papa riconoscerà queste sofferenze, ma chiederà anche la misericordia divina per guarire le diverse ferite nella società che sono state prodotte nell’ultimo secolo. Penso che queste due cose siano strettamente collegate: la sofferenza e il bisogno della misericordia di Dio.

Per quanto il passato sia importante, è sul futuro che s’incentrerà la visita papale: il futuro della Chiesa in Lituania e della società. Il motto del viaggio apostolico nel paese è «Cristo Gesù nostra speranza». Quali sono gli ambiti in cui c’è più bisogno di incoraggiamento e impulso? Quale messaggio si aspetta da Papa Francesco?

Penso che la speranza serva anzitutto nella vita di ogni singolo individuo, poi nella vita di tutti coloro che vivono insieme nella società. La speranza delle persone che stanno soffrendo: in primo luogo, le sofferenze del passato che hanno lasciato ferite che continuano ad aver bisogno di essere guarite; poi, le sofferenze attuali, le persone che perdono la speranza nel futuro, che cercano aiuto in diversi modi. Inoltre, causando sofferenze secondo me anche maggiori, ci sono le diverse dipendenze delle persone: alcol e droga, ma anche l’altissimo tasso di suicidi nella nostra società. E tutto ciò è spesso dovuto alla mancanza di speranza. La disoccupazione poi è un’altra ferita. Senza dimenticare, come ho già detto, l’abbandono del paese per andare alla ricerca di qualcos’altro. La speranza della persona è in Gesù Cristo, che mostra la via per trovare pace interiore, tranquillità e fiducia nel futuro. Penso quindi che il Santo Padre, soprattutto nel suo incontro con i giovani, cercherà di infondere questa speranza, come fa in tutti i suoi viaggi e in particolare nei momenti di dialogo con le nuove generazioni. Quello in Lituania sarà il penultimo incontro che avrà con i giovani prima del prossimo sinodo a loro dedicato.

Quali sono le sue attese personali?

Sto attendendo il Papa, e non semplicemente un messaggio dal Papa. Penso che sia importante la sua presenza qui, il dono della gioia che offre alle persone che incontra. È la gioia di mostrare ciò che significa essere cristiani, di testimoniare l’amore verso Gesù ma anche l’amore verso le altre persone. La sfida è quella di riuscire a sperimentare la gioia che egli porta. Spero che possa suscitare una vera e propria esplosione di gioia dilagante, e anche che contagi tutti con questo suo cristianesimo gioioso.

Il Papa arriva mentre la Lituania celebra un secolo d’indipendenza. Che significato ha questo per il paese?

Penso che sia una coincidenza davvero felice che il Santo Padre venga in Lituania mentre celebriamo il centenario del ripristino dell’indipendenza. E ritengo che la sua presenza qui ci aiuterà a comprendere la libertà vera e profonda che il cristianesimo porta alla persona. Dal momento che parliamo molto di libertà, è importante comprendere che non abbiamo solo la libertà politica. E nemmeno solo la libertà di fare tutto ciò che vogliamo. Esiste una libertà più grande che comprende la libertà di rendere davvero lode a Dio, non soltanto individualmente ma anche insieme.

di Silvina Pérez

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17 ottobre 2018

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