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Una preghiera silenziosa

Una preghiera silenziosa, insieme, che ciascuno ha fatto secondo la propria tradizione religiosa, per diventare «più fratelli tra noi e più servitori dei nostri fratelli più bisognosi». A raccogliere l’invito del Papa, in piazza San Pietro, c’erano numerosi rappresentanti di altre religioni che hanno partecipato alla particolare udienza generale per i cinquant’anni della dichiarazione Nostra aetate.

L’incontro, voluto da Francesco, è stato una comune invocazione per la pace, una fraterna testimonianza di dialogo davanti al mondo anche per dire no a ogni violenza. A presentare al Papa contenuti e partecipanti della particolare udienza interreligiosa sono stati i cardinali Jean-Louis Tauran e Kurt Koch, rispettivamente presidenti dei Pontifici Consigli per il dialogo interreligioso e per la promozione dell’unità dei cristiani, che hanno preso la parola all’inizio dell’incontro in piazza San Pietro.

Questa udienza speciale si è svolta in due momenti. È stato il Papa stesso a spiegarne le ragioni. Giunto in piazza, Francesco ha subito ricordato che «questa udienza sarà in due posti: noi qui in piazza e gli ammalati in aula Paolo vi» per seguire l’incontro attraverso «il maxischermo, perché il tempo è un po’ bruttino per la pioggia e per gli ammalati sarebbe stato molto difficile». Quindi ha invitato tutti a fare «un po’ di silenzio: preghiamo il Signore, che Dio sia con noi in questa udienza».

Prima dell’incontro in piazza, dunque, il Papa ha accolto le persone malate e disabili nell’aula Paolo vi. «Siete qui oggi non perché vi abbiamo messo in galera, ma perché il tempo è brutto e pioveva» ha detto loro scherzando. «Adesso credo che abbia smesso — ha aggiunto — ma è instabile, così voi siete più comodi e tranquilli e potete vedere l’udienza dal maxischermo. E io dirò a quelli che sono in piazza che voi siete qui e così ci salutiamo e siamo tutti insieme». Chiedendo di non dimenticarsi di pregare per lui e assicurando la propria preghiera, il Pontefice ha invitato i presenti a «offrire a Gesù il dolore della malattia». E se «sono brutte per tutti le malattie, nella tristezza e nel dolore», bisogna chiedere al Signore la grazia di non «perdere la speranza che ci darà la gioia». L’Ave Maria e la benedizione hanno concluso l’incontro con i malati.

L’udienza in piazza San Pietro, dopo le parole introduttive del Papa, si è aperta con gli interventi dei cardinali Tauran e Koch. «Nella nostra comune ricerca della pace ci dà speranza — ha detto il primo — la promessa del profeta Isaia: il Signore strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli». Proprio «del cammino verso quel monte — ha proseguito — che talora è stata una salita faticosa, ma sempre esaltante, in questi primi cinquant’anni, noi, radunati tutti qui oggi con il Papa, siamo testimoni, eredi e protagonisti».

Il cardinale Koch si è fatto portavoce dei rappresentati dell’ebraismo e in particolare della delegazione del World Jewish Congress. In tutti, ha affermato, c’è la consapevolezza che questa «udienza è un importante contributo all’approfondimento di quella cultura dell’incontro tra le persone, i popoli e le religioni» che «sta molto a cuore» a Francesco. 

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24 luglio 2019

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