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Una piazza romana intitolata ai Cavalieri di Colombo

«I Cavalieri di Colombo continuarono ad operare a Roma, attraverso l’apertura dei loro centri sportivi, anche dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, in cui gli Stati Uniti d’America e l’Italia erano avversari, e in un periodo in cui il Governo del tempo aveva abolito le attività della gioventù cattolica». Lo ha ricordato martedì 6 dicembre il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, intervenendo al concerto nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, offerto in occasione dell’intitolazione di una piazza romana all’organizzazione americana con 15.000 sedi in 16 nazioni.

La cerimonia di inaugurazione della targa Largo Cavalieri di Colombo si è svolta alle ore 13, all’incrocio di viale delle Terme di Caracalla con via Antonina, alla presenza, tra gli altri, del cavaliere supremo Carl A. Anderson, del sindaco Gianni Alemanno e del sovraintendente ai beni culturali di Roma capitale Umberto Broccoli. Rappresenta il riconoscimento che la città tributa ai Cavalieri per la loro opera svolta da oltre novant’anni nell’Urbe, soprattutto a favore dei giovani nei cinque grandi centri sportivi di Primavalle, Valle Giulia, San Lorenzo, Flaminio e Colle del Gelsomino, con il motto «Tutti sono benvenuti. Tutto è gratuito».

Nel pomeriggio poi, alle ore 18, si è tenuto il concerto del Saint Thomas More Gospel Choir di Washington, che si è esibito a Roma per la prima volta grazie alla Fondazione dei Cavalieri di Colombo, promotrice dell’iniziativa in collaborazione con Roma capitale e Zètema Progetto Cultura. Nella storica basilica legata alla memoria di san Francesco d’Assisi, uno dei luoghi mariani più antichi della città, il cardinale Bertone ha definito l’intitolazione della piazza ai Cavalieri di Colombo «un attestato di riconoscenza» per il loro impegno e il loro amore «verso l’alma città di Roma, centro del cattolicesimo e sede del successore di Pietro». Dopo aver salutato i presenti a nome di Benedetto XVI — che ha chiesto di rievocare il suo predecessore Benedetto XV, autore dell’invito ai Cavalieri a stabilirsi a Roma nel 1920 — il porporato ha messo in luce come «da allora, le iniziative dell’ordine sono perdurate felicemente all’insegna di una grande e proficua amicizia. Questa organizzazione americana — ha aggiunto — è meglio conosciuta dalla maggior parte dei romani per i centri sportivi presenti nella città. I Cavalieri di Colombo hanno avuto infatti un ruolo determinante nella costruzione e nell’organizzazione di impianti sportivi per i bambini della città, come pure in opere di restauro in Vaticano ed in progetti di telecomunicazione». Ma ancor più il loro ruolo — ha spiegato il segretario di Stato — «è stato importante come canale diplomatico confidenziale prima del formale» allacciamento di relazioni formali tra Santa Sede e Stati Uniti d’America negli anni Ottanta del secolo scorso. Infatti «il conte Enrico Galeazzi, direttore dei Cavalieri a Roma, fu inviato da Pio XII negli Stati Uniti per ottenere dal presidente Roosevelt la cessazione dei bombardamenti su Roma nel 1943. E le fondamenta per le relazioni diplomatiche furono poste circa quarant’anni dopo, nel 1982, alla Convention internazionale dell’organizzazione». Quindi ne ha rimarcato il contributo per i restauri della facciata della basilica di San Pietro, dell’atrio del Maderno, della cupola della cappella del Santissimo Sacramento, delle grotte Vaticane, e delle statue dei santi Pietro e Paolo. I Cavalieri di Colombo — ha concluso con riferimento alla visione profetica del fondatore, il venerabile padre Michael McGivney — «hanno saputo mostrare la vocazione laicale di testimonianza al Vangelo, all’interno della Chiesa e nella società, accettando quelle sfide particolari che i cattolici si trovano ad affrontare».

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