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​Una piazza in preghiera

Commosso e addolorato per le vittime del terremoto che ha sconvolto l’Italia centrale, il Papa ha voluto esprimere la sua vicinanza a quanti stanno vivendo ore drammatiche. E così, al posto della consueta catechesi dell’udienza generale, ha recitato la preghiera del rosario, facendo giungere anche l’abbraccio e la carezza di tutta la Chiesa alle popolazioni colpite. Gli oltre dodicimila presenti in piazza San Pietro hanno subito risposto all’appello del Pontefice. E con particolare slancio lo hanno fatto i quarantacinque pellegrini venuti dall’Iraq che, confidano, conoscono bene il significato delle parole «sofferenza e devastazione».

«Gli iracheni vogliono la pace e alla comunità internazionale chiedono che si smetta sul serio di vendere le armi e vengano anche prese misure nei confronti di quei Paesi che continuano ad armare persone senza pietà»: è un appello accorato quello che monsignor Shlemon Warduni, vescovo di curia di Babilonia dei caldei, ha presentato a Francesco, accompagnando i pellegrini, venuti da Bagdad e Bassora, che non hanno cessato un solo istante di sventolare le bandiere dell’Iraq perché, spiegano, «come popolo non vogliamo perdere la speranza».

È una tragedia, afferma ancora monsignor Warduni, «che sta avvenendo sotto gli occhi del mondo e l’Occidente deve svegliarsi per il bene del popolo iracheno, interrompendo la spirale di violenza, fermando i crimini della barbarie quotidiana: va immediatamente avviato un processo di disarmo radicale degli eserciti e delle coscienze: in oriente come in occidente». Perché, conclude visibilmente commosso, «tutti abbiamo una certezza: Dio non vuole la guerra».

A dare man forte a questa «testimonianza di speranza» erano presenti, in piazza San Pietro, anche venticinque pellegrini copti, ortodossi e cattolici, venuti dall’Egitto. Ad accompagnarli il frate minore Joseph Amin, parroco della Sacra Famiglia di Maadi, al Cairo. Alcuni fedeli sono venuti anche da Alessandria. «Incontrare il Papa non è solo un dono — afferma il religioso — ma è anche una responsabilità perché ci chiede, ancor di più, di essere testimoni del Vangelo tra la nostra gente». 

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23 novembre 2017

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