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Una pace
ancora da conquistare

· Messaggio dei presuli giapponesi per i settant’anni della fine della seconda guerra mondiale ·

Il Giappone ha, e deve continuare ad avere, una speciale vocazione alla pace. È quanto affermano i presuli nipponici in un messaggio pubblicato in occasione dei settanta anni dal termine del secondo conflitto mondiale, in cui mettono in guardia dal ritorno di una mentalità bellicista.

Infatti, citando Papa Francesco, ricordano come «il mondo è dominato dalla globalizzazione delle imprese e dal sistema finanziario. Le disuguaglianze continuano ad allargarsi e i poveri sono esclusi. Se noi vogliamo realizzare la pace, questa situazione deve cambiare».

L’episcopato giapponese già in altre occasioni relativamente recenti — nel 1995 e nel 2005 — aveva fatto sentire la sua voce per ricordare la fine dei combattimenti e per ribadire solennemente il proprio impegno per la pace. La seconda guerra mondiale «è stata una esperienza orribile anche per il popolo giapponese», scrivono i presuli, che non possono non ricordare in particolare le sofferenze legate ai «bombardamenti su larga scala che hanno colpito molte città» e, infine, la devastazione atomica di Hiroshima e Nagasaki. «Queste tragiche vicende hanno portato alla nascita di un desiderio di pace che è stato codificato nella Costituzione del Giappone, approvata nel 1946: essa si basa sulla sovranità del popolo, il ripudio della guerra e il rispetto dei diritti umani fondamentali. In seguito a questa costituzione fondata sulla pace, il Giappone ha lottato per costruire dei legami di fiducia e amicizia con le nazioni dell’Asia».

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06 dicembre 2019

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